Sono bambine! Non schiave…

Sono bambine! Non schiave…

Roma (Italia). Fin dall’8 febbraio 2015 Santa Bakhita è stata scelta da papa Francesco come patrona della Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone che, in breve tempo, è diventata - in tante parti del mondo - una settimana di riflessione e approfondimento, attraverso modalità creative pensate da gruppi di donne che intendono sensibilizzare e coscientizzare, muova tante persone in un movimento che opera e ricerca opportunità di prevenzione attraverso il lavoro di “rammendo della storia”.

Nella memoria liturgica di santa Bakhita, figlia d’Africa e ‘sorella universale’, piene di gratitudine si contempla qualcosa che aiuta a capire il senso profondo della riconciliazione, con il passato e le sue ferite. “Ancora bambina sono stata rapita e venduta per sei volte dagli schiavisti, che mi hanno imposto un ‘nome nuovo’: Bakhita, la ‘Fortunata’…”
Dalla sua esperienza di schiavitù e di incontri violenti Bakhita avrebbe potuto uscirne con una personalità disintegrata, con il cuore pieno di risentimento e disperazione, con la tentazione di rimuovere e ignorare ferite ancora aperte. Invece l’incontro con la fede cristiana diventa esperienza che le consente di raccogliere tutto il passato senza buttarlo via e doverlo per forza dimenticare, senza accontentarsi di perdonare chi le ha fatto del male.
Bakhita fa molto, molto di più con l’aiuto della grazia: riesce ad integrare pienamente il male ricevuto, gli dà un senso nuovo, lo trasforma e trasfigura, lo vive addirittura come benedizione. “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e quelli che mi hanno torturata – afferma – mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché se non fosse accaduto ciò non sarei ora cristiana e religiosa.
In Bakhita si vede all’opera quella singolare attenzione che Dio ha per il nulla della persona umana: quando la persona “raccoglie il suo niente” attira la simpatia di Dio e su di lei scende la benedizione. Così Bakhita… “Nel Crocifisso ho scoperto il significato dell’amore di Dio senza confini…”. Nessuno avrebbe pensato che a quella piccola schiava sarebbe stato riservato un futuro di santità glorioso e affascinante, invece oggi è espressione del Tutto dell’Eterno: “L’amore di Dio, senza saperlo, mi ha sempre preceduta e accompagnata, attraverso strade misteriose, fino alla riconquista della libertà dalla schiavitù”.

A Roma il comitato organizzatore, di cui ha fatto parte anche l’Istituto FMA, ha tenuto dal 1° all’8 febbraio una serie di incontri (una conferenza stampa, un seminario, un cine-dibattito, una veglia di preghiera e l’udienza con papa Francesco) con il sostegno di istituzioni ecclesiali e civili. Nella realizzazione della settimana si è mirato a progettare un processo di educazione preventiva per contrastare e curare modelli di sopraffazione e relazioni malate. Tutti gli incontri hanno posto in evidenza la forza trasformante e liberante che hanno donne, consacrate e laiche, a fianco di altre donne.
“Sono bambini, non schiavi!” è il tema di quest’anno, ma sarebbe più corretto dire: “Sono bambine, non schiave!”, perché del 28% di minori vittime di tratta, il 20% è costituito proprio da bambine e ragazze. E delle vittime nel mondo, il 71% è femminile.
*Suor Carmen Sammut – msola, presidente della Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) con suor Gabriella Bottani – cms, coordinatrice di Talitha Kum, la rete mondiale della vita consacrata contro la tratta di persone, hanno posto in evidenza il fatto che “la schiavitù è stata abolita due secoli fa, ma di fatto non abbiamo mai avuto tanti schiavi come oggi, e non sono mai costati così poco; la vita umana vale sempre di meno”.

Mentre si nota un impegno crescente, grazie al lavoro integrato condotto da dicasteri vaticani, da Caritas Internationalis e Talitha Kum per cercare di sensibilizzare le Chiese, si avverte l’urgenza di lavorare sempre più in stretta collaborazione con le forze dell’ordine e le istituzioni civili, sapendo bene che trafficanti e clienti sono i due ‘nodi potenti’ della tratta delle persone, che ‘promuovono la domanda’, ma molto spesso non sono colpiti da alcuna legislazione seriamente applicata.
Quando si pensa ai minori, si sa che i bambini non parlano del dramma che vivono, spesso rimane dentro di loro fino all’età adulta. Per questo è importante la prevenzione – primaria, secondaria e terziaria – di chi è fortemente a rischio fino alla cura di chi ha subito questa violenza. È necessario ricostruire relazioni che permettano a tutte le persone, soprattutto a bambini e adolescenti, di crescere nella bellezza che l’altro o l’altra può essere nella propria vita. 

Le religiose impegnate in questo settore in tante nazioni del mondo hanno ormai avviato iniziative e attività che, da una forma embrionale, stanno crescendo e consolidandosi. Si sente l’urgenza di cambiare il paradigma di sviluppo, di costruirne uno nuovo per poter affrontare questi problemi su scala mondiale, come ha affermato il cardinale Turkson, ribadendo che con il nuovo Dicastero pontificio si potrà essere sempre più attivi e vicini alle vittime della tratta, in particolare se si tratta di bambini.
Tante le testimonianze di persone di spicco, quotidianamente coinvolte in questo impegno professionale e vocazionale, che hanno condiviso contributi aggiornati e utili ed hanno raccontato con naturalezza gesti quotidiani di tenerezza, compagnia e fiducia, che curano ferite nel corpo e nell’anima e riaprono orizzonti di vita e speranza:

*Suor Rosalia Caserta, della congregazione delle Serve della Divina Provvidenza e responsabile della Casa Famiglia per minori San Giuseppe, a Catania, dice: “Le ragazze che vengono ospitate nel nostro istituto arrivano con il cuore e il corpo gonfi di violenza. Noi le aiutiamo a far rifiorire in loro la voglia di vivere e di mettere a frutto i loro talenti, prima di tutto mandandole a scuola e coinvolgendole in laboratori di artigianato...”.
*La dott.ssa Iana Matei, coraggiosa donna rumena, presidente della ONG Reaching Out Romania, che vanta l’82% di recupero delle persone, capaci di riassumere la propria dignità e di riappropriarsi della propria vita, soprattutto se giovani. Infatti, molto del successo dipende dalla durata dell’esperienza di sfruttamento – di qualsiasi genere – e dalla bontà delle pratiche e delle iniziative messe in atto nella fase di recupero.
*Giampaolo Trevisi, direttore della scuola di Polizia di Peschiera del Garda, e autore del libro “Fogli di via”, dove racconta la sua esperienza con gli immigrati, molti dei quali minori non accompagnati, attraverso le loro speranze, paure ed emozioni.
Nell’ascolto, spesso commosso, degli interventi, delle condivisioni, dei contributi per un’azione di contrasto, si è riflettuto sulla responsabilità e il compito, ai quali non possiamo più sottrarci, di donare a tutte le persone trafficate, e in particolare a bambini e adolescenti, la speranza di un futuro differente e migliore.

La riflessione è confluita nella Veglia di Preghiera nella chiesa di Ognissanti – Roma, che ha visto una nutrita presenza di popolo di Dio. Si è pregato, si sono ascoltate testimonianze di religiose e ci si è sentite interpellate dal Signore ad essere sempre più creativamente e con amore appassionato a fianco dei bambini e delle bambine che soffrono così tanto e così ingiustamente… Il Vescovo Ruzza, ausiliare di Roma, in modo accorato ha detto: “Questa è una preghiera di denuncia che nasce dalla indignazione del cuore, per gridare al mondo lo scandalo che si sta perpetrando a danno di questi piccoli! Dietro queste schiavitù, ci sono complicità imbarazzanti e inquietanti e tanta indifferenza verso i bambini che soffrono. Diventiamo la loro voce! Testimoniamo le sofferenze che subiscono perché non accada mai più!”

Anche la proiezione serale del film “Talking to the trees” alla Casa del Cinema, nella Villa Borghese di Roma, è stata molto partecipata e toccante: un film-denuncia della piaga del turismo sessuale che, secondo la stima dell’associazione Ecpat, coinvolge ben 40 milioni di bambini in 82 Paesi del mondo. Regista, interprete e produttrice della pellicola è Ilaria Borrelli – presente alla proiezione – che ha potuto condividere le ragioni del suo impegno di lotta alla tratta. Ella nel film racconta in modo duro e insieme delicato l’abominio di un mercato di minorenni costretti a prostituirsi.  Venduti o rapiti dalle famiglie, ai bambini non resta che ‘parlare con gli alberi’, incarnazione animista dei defunti e unica sponda per raccontare la quotidiana disperazione del cuore. È una storia ambientata in Cambogia, ma potrebbe svolgersi in qualsiasi altra parte del mondo.

È una chiamata oggi per tante donne, consacrate e laiche: un lavoro educativo ci attende, un compito di “rammendo della storia”. Per arginare questo traffico malefico e devastante, che ormai colpisce tutti i Paesi del mondo, in molti modi diversi e perversi, occorrono la responsabilità e la capacità di imbastire reti di solidarietà, tipiche di noi donne, madri e sorelle che ricuciono, con tenerezza e umilmente, la vita ferita. #sonobambininonschiavi

Per approfondire:
http://www.talithakum.info
https://www.facebook.com
https://www.youtube.com

Forum: http://www.cgfmanet.org

Scrivi un commento
1 commento
08/02/2017 17.40.37 - Aida

Hoy 8 de Febrero,toda nuestra mirada, por cada niño y niña de nuestra casa,barrio ciudad Iglesia,y del mundo entero,...al recibir a una niña del campo,al hospital de Damasco,,me acerque a esta pequeñita que llegó con la abuelita,para un examen médico,le regalamos nuestros tiempo nuestra cercania, y en ella a todos los niños que van llegando al hospital de lugares cercanos y lejanos,,otros que no llegan se quedan en el camino,por tantos motivos del momento...centramos nuestra jornada por el bienestar del niño que es toda una promesa para cada familia,gracias por esta labor digna...dejemos ser al niño niño o niña.....y no esclavos del momento......bendiciones Sor Aida