Roma (Italia). Il 4 novembre 2025, mentre il mondo convergeva verso la COP30 – la 30ª Conferenza delle Parti che si tiene a Belém, nell’Amazzonia brasiliana, dal 10 al 21 novembre – il Settore Religioso per la Piattaforma d’Azione Laudato Si’, in collaborazione con il Comitato di Collegamento Interreligioso e la Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GPIC) USG-UISG, ha organizzato un momento di preghiera interreligiosa in modalità online per unirsi a questo evento globale, mettendo al centro l’impegno di prendersi cura della casa comune, che appartiene a tutta l’umanità.

Questo momento voleva inoltre essere una risposta all’invito di “ritornare al cuore”, fatto da Papa Leone XIV nell’ambito della “Raising Hope Conference” tenutasi a Castel Gandolfo dall’1 al 3 ottobre 2025: “È solo attraverso un ritorno al cuore che può avvenire anche una vera e propria conversione ecologica. Occorre passare dal raccogliere dati al prendersi cura; da discorsi ambientalisti a una conversione ecologica che trasformi lo stile di vita personale e comunitario. Per chi crede, si tratta di una conversione non diversa da quella che ci orienta al Dio vivente, perché non si può amare il Dio che non si vede disprezzando le sue creature, e non ci si può dire discepoli di Gesù Cristo senza partecipare del suo sguardo sul creato e della sua cura per ciò che è fragile e ferito”.

La preghiera è stata ripetuta due volte nella stessa giornata (alle 10:00 AM e alle 3:00 PM, ora di Roma) per permettere a tutto il mondo di partecipare. Tra gli organizzatori c’era anche suor Chanda Constance Nsofwa, Figlia di Maria Ausiliatrice, collaboratrice dell’Ambito per la Pastorale Giovanile e rappresentate dell’Istituto FMA nel settore delle religiose per la Piattaforma di azione Laudato Si’ì, che ha  collaborato anche all’animazione del momento di preghiera, dando il benvenuto ai partecipanti.

Durante il collegamento online sono intervenuti esponenti di diverse religioni e organizzazioni:

  • Muhammad Hassan, Imam del Centro Culturale Islamico Fratellanza Umana (Roma).
  • Christine Ogola dal Kenya, sostenitrice dell’adattamento ai cambiamenti climatici e attualmente studente di Master in Environmental Governance presso l’Università di Friburgo.
  • Lucas D’Avila dal Brasile, Coordinatore nazionale del dipartimento MAGRE (Ambiente, gestione del rischio di disastri ed emergenza) di Caritas Brasile, che ha accompagnato il cammino della Chiesa cattolica e di Caritas Brasile verso la COP30.
  • Svamini Shuddhananda Ghirie, religiosa indù, membro dell’Unione Indù Italiana – Sanatana Dharma Samgha e referente della Commissione per l’Educazione e la Cultura e per il dialogo interreligioso.
  • Philip Huggins, Vescovo anglicano australiano, membro del Comitato di collegamento interreligioso presso la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

A questi ospiti è stata rivolta una domanda – “Perché è importante che gli obiettivi della COP30 vengano raggiunti?” – alla quale hanno risposto partire dalla propria  tradizione e fede, condividendo pratiche spirituali e iniziative locali per il clima, con l’obiettivo di alimentare la riflessione su come si è chiamati a rafforzare l’azione comune a favore della cura del pianeta. Significativa è stato la loro convergenza sull’importanza di prendersi cura della casa comune a prescindere dalla provenienza geografica, dalla religione e dalla cultura.

Ciò conferma l’attualità e l’importanza dell’appello di Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: “Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”. (Laudato si’ n.14).

Per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è un appello a continuare a promuovere l’impegno preso con la Delibera capitolare dalle comunità FMA e dalle comunità educanti, unendosi a un movimento globale che cerca non solo un cambiamento politico, ma soprattutto una conversione ecologica, un modo rinnovato di relazionarsi con gli altri e con il creato radicato nella gratitudine, nella responsabilità e nella cura, un invito a disarmarsi per educarsi e educare alla pace, un maggiore ascolto del grido della terra e dei poveri nei diversi contesti della missione.

Nel suo Messaggio in vista della COP30, Papa Leone auspica che:

“Possano tutti i partecipanti a questa COP30, come anche coloro che ne seguono attivamente i lavori, essere ispirati ad abbracciare con coraggio questa conversione ecologica con il pensiero e con le azioni, tenendo presente il volto umano della crisi climatica.

Possa questa conversione ecologica ispirare lo sviluppo di una nuova architettura finanziaria internazionale incentrata sull’uomo che assicuri che tutti i Paesi, specialmente quelli più poveri e quelli più vulnerabili ai disastri climatici, riescano a raggiungere il loro pieno potenziale e vedere rispettata la dignità dei propri cittadini. Questa architettura deve tener conto anche del legame tra debito ecologico e debito estero.

Possa essere promossa una educazione sull’ecologia integrale che spieghi perché le decisioni a livello personale, familiare, comunitario e politico plasmano il nostro futuro comune, sensibilizzando al tempo stesso sulla crisi climatica e incoraggiando mentalità e stili di vita volti a rispettare meglio il creato e a salvaguardare la dignità della persona e l’inviolabilità della vita umana.

Possano tutti i partecipanti a questa COP30 impegnarsi a proteggere e a prendersi cura del creato che ci è stato affidato da Dio al fine di costruire un mondo pacifico”.

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