Roma (Italia). La Festa del Lavoro, che in molti Paesi del mondo si celebra il 1° maggio 2024, può essere occasione per approfondire il binomio “lavoro – temperanza” che Don Bosco indicava come distintivo per i suoi figli e le sue figlie. Fu questo anche il segreto della stima di cui beneficiò anche in ambienti apertamente anticlericali. Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno raccolto questo insegnamento facendone il cammino della santità per se stesse e per tanti giovani che nelle loro case sono stati accolti.

Madre Caterina Daghero (1856 – 1924), prima successora di Santa Maria Mazzarello alla guida dell’Istituto, scrive nel 1909, accompagnando con questa lettera la Strenna del Rettor Maggiore, Don Michele Rua: “Per la figlia di Maria Ausiliatrice la cui vita è compendiata nel motto ben noto: Lavoro e Preghiera, credo che il mezzo migliore per custodire bene il tempo sia questo: 1. lavorare secondo l’obbedienza; 2. lavorare con spirito di fede; 3. lavorare in unione con Gesù”.

Il titolo della Strenna era “Fili, conserva tempus, et tempus conservabit te. Giaculatoria: Gesù nella mia mente, Gesù nella mia bocca, Gesù nel mio cuore” e lei lo traduce così: “O figlia impiega bene il tempo e il tempo bene impiegato ti conserverà per la eternità”.

Il lavoro, infatti, quello assegnato, ma anche quello accolto di fronte ad una necessità o ad una richiesta, a determinate condizioni, contribuisce direttamente e indirettamente alla crescita del Regno di Dio. Esso, se consapevolmente vissuto nella fede e in comunione con Cristo, libera le energie e le orienta alla missione educativa.

Mentre lavorano, le FMA educano al lavoro con il lavoro. Con i convitti per le operaie e la preparazione delle ragazze al lavoro extradomestico, le FMA dei primi decenni del Novecento sperimentano una nuova frontiera educativa, si pongono al fianco delle donne lavoratrici e ne accompagnano il cammino di emancipazione.

Scrive Madre Enrichetta Sorbone, Vicaria generale: “La Consigliera [Madre Eulalia Bosco] poi, sapendo che in parecchie nostre Case s’iniziarono scuole professionali di lavoro e di economia domestica, in sostituzione di scuole d’istruzione media, (imponendosi cotesta sostituzione per i nuovi concetti cui s’informa ora la coltura femminile italiana), invita le carissime Direttrici di tali Case a preparare, per la prossima fine dell’anno scolastico, una breve relazione di quanto avranno già fatto in proposito. Intanto è lieta di annunziare che si sta preparando un programma per le nostre scuole professionali, informato, naturalmente, ai criteri educativi didattici suggeriti dal nostro Ven. Fondatore e Padre, e rispondente alle esigenze dei tempi” (Circ. 94 del 24 aprile 1925).

Il lavoro, si dice, nobilita l’uomo, a patto però che sia vissuto come partecipazione all’azione creatrice di Dio, come collaborazione alla realizzazione del Regno di Dio, come espressione e sviluppo di talenti personali impiegati per il bene comune. Occorrono condizioni precise: un contesto umanizzante, una giusta retribuzione, un riconoscimento effettivo della dignità di ciascun lavoratore, ecc.

Le FMA, in armonia con l’insegnamento della Chiesa, percepiscono la necessità non solo di “insegnare un lavoro”, ma anche di educare integralmente le giovani lavoratrici. Infatti, nello stesso anno, riportando il pensiero della Superiora Generale Madre Luisa Vaschetti, la Vicaria generale invita la FMA a cercare “di rendersi strumenti facili e gradevoli, per fare accettare dalle nostre giovani operaie norme giuste e precise che, poco a poco, contribuiscono alla formazione della coscienza, delle convinzioni, del carattere; fonti di felicità nella vita presente e di sicurezza per la vita futura. A tale scopo [Madre Luisa] suggerisce di non omettere, possibilmente, durante il lavoro, una breve quotidiana istruzione religiosa e pochi minuti di lettura”.

Perché il lavoro sia umanizzante, occorre dedicare tempo e risorse anche alla formazione e tutte le Superiore raccomandano questa scelta. Madre Angela Vespa (1187 – 1969), nella Circolare n°428 del 24 ottobre 1959 scrive: “Sosteniamo la formazione delle giovani Professe in particolare. Rinunciamo all’aiuto di lavoro che esse potrebbero dare oggi per averlo migliore domani. È una necessità questa, voluta e benedetta dal Cielo e dal nostro caro Istituto”.

In tutte le Circolari delle Superiore generali dell’Istituto, il tema del lavoro, nelle sue molteplici accezioni, è ricorrente. In uno studio recentemente svolto da suor Susanne Stachl sulle Circolari di Madre Marinella Castagno, Superiora generale dal 1984 al 1996, si sottolinea: “Per Madre Marinella, la scelta di mettere Cristo al centro della vita comprende anche l’amore per il lavoro,… non sono né il successo né l’efficienza le categorie che contano davvero, ma solo se aiuta i giovani a realizzare il piano di Dio per la loro vita… [Madre Marinella] descrive come il tanto lavoro sia un mezzo di santificazione, ma solo nella misura in cui è orientato verso Dio e la missione”.

In un tempo in cui il lavoro sembra spesso un diritto da conquistare o difendere, l’esperienza delle Figlie di Maria Ausiliatrice si pone in continuità con la parola di Papa Francesco: “Il lavoro non è che la continuazione del lavoro di Dio: il lavoro umano è la vocazione dell’uomo ricevuta da Dio alla fine della creazione dell’universo” (Omelia, 1° maggio 2020).

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