Roma (Italia). Dal 7 al 10 maggio 2026 a Sacrofano, Roma, si terrà il VI Congresso Mondiale dei Salesiani Cooperatori, nel 150° anniversario della loro Fondazione (9 maggio 1876). Per questa importante occasione, tutte le Regioni del mondo sono state invitate a comporre l’inno che accompagnerà l’evento.
“Con la forza dell’amore” è l’inno vincitore, realizzato da Christian Paul Chávez Ordoñez, Salesiano di Don Bosco dell’Ecuador. Christian è diacono e si sta preparando all’ordinazione sacerdotale. Attualmente si trova nella Missione Salesiana di Bomboiza, nell’Amazzonia ecuadoriana. Lì sta prestando un servizio pastorale e missionario che gli permette di condividere la vita e la missione con i giovani dei popoli indigeni Shuar e Achuar. Ha offerto la sua collaborazione ai Salesiani Cooperatori della Regione Pacifico Caraibi Sud, che comprende Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela.
Da dove hai tratto l’ispirazione per comporre l’inno?
Il mio percorso formativo mi ha portato alla convinzione che viviamo un Carisma condiviso tra laici e consacrati. Ho espresso in parte questo pensiero nel ritornello che dice: «Non cammino per conto mio, siamo molti più di me…».
La nostra missione nasce sempre dal cuore di Valdocco, perché è quel seme che rende feconda l’evangelizzazione che realizziamo insieme nel mondo. Mi sembrava bello partire dall’idea che Don Bosco ci insegna che amare è educare e in ogni passo che facciamo Dio cammina con noi. Il sogno dei 9 anni torna cioè a essere presente. Per questo si ripete frequentemente che non camminiamo soli, lo facciamo in Famiglia, in comunità. Questa è la nostra forza, quella che abbiamo ricevuto, ovvero il Carisma salesiano: essere segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani.
Un altro elemento che mi è servito d’ispirazione è la mia esperienza vocazionale, la grande felicità che proviene dal vivere come Salesiano, dal condividere una missione, una stessa speranza, un Carisma, un sogno e una forza di evangelizzazione che nasce dal Vangelo.
Il ritornello dell’inno riflette un po’ ciò che i SSCC pronunciano nella loro Promessa e rinnovano ogni anno: “è un sì che ci chiama come Famiglia, una Promessa di cuore”; questa è la vocazione al servizio ricevuta nel battesimo e, come Famiglia salesiana, insieme siamo la missione.
Il testo dell’inno fa riferimento alle diverse modalità in cui i laici vivono il Carisma…
Sì, certo. Mentre avanzo nel mio cammino formativo, mi rendo conto che il Carisma non è cosa da museo, cioè non è una realtà statica. È un’eredità spirituale che però si va inculturando nella scuola, nell’oratorio, nella strada; torniamo a sorridere perché siamo una storia che continua a essere felice. Dove sono quegli elementi originari dell’Oratorio? Negli spazi in cui i Salesiani Cooperatori vivono quotidianamente: nella casa, nel quartiere, nell’officina, nelle scuole. Le strofe vogliono rafforzare proprio questo concetto: gli spazi concreti della missione, i luoghi che ci riuniscono, gli spazi di servizio.
Hai dedicato una strofa alla Maestra di Don Bosco: forse si scopre una spiritualità mariana nella vocazione del Salesiano Cooperatore?
Certo, non poteva mancare una strofa dedicata alla nostra Madre Ausiliatrice, perché Lei fa brillare la Speranza; nella sua mano e nel suo grembo cerchiamo sempre sollievo. Lei è la Madre che ci presenta Gesù in questo anno in cui approfondiamo la Strenna “Fate quello che Lui vi dirà”. Lei, la “Donna” (secondo la risposta di Gesù), ci conduce sempre a suo Figlio.
Ha qualche significato particolare il fatto che le strofe siano in diverse lingue?
Mi sono riproposto di avere un’ispirazione di ampio respiro, di essere mondiale, perché “tutti insieme siamo la missione”. Per questo le 5 lingue indicano ciò che alla fine, in modo camtato, ho voluto trasmettere: “Siamo chiamati e inviati da Gesù ai più poveri e bisognosi”. L’inno termina con un sigillo evangelico: “la speranza di un futuro nuovo è la nostra missione”.
È stata un’esperienza significativa raccogliere le diverse sfumature di ciò che oggi sono chiamati ad essere i Salesiani Cooperatori: continuare a essere speranza di un nuovo futuro, continuare a rimanere ai margini sociali della storia, continuare a essere e sentirsi Famiglia Salesiana, andare avanti rinnovando la Promessa partendo dal sogno oratoriano, ciò che rende fecondo il nostro stile e il nostro Carisma.
Forse avrei dovuto chiedertelo dall’inizio: che cosa sai dei Salesiani Cooperatori?
Ho imparato che furono i primi a cui pensò Don Bosco per continuare la sua missione; lui per primo ha chiamato i laici per poter dare ali al sogno di Valdocco e per poter portare in cielo molti giovani.
Quali aspetti dell’impegno cristiano dei Salesiani Cooperatori poni in risalto nell’inno?
Voglio sottolineare l’impegno con speranza, così come il fatto di rinnovare una Promessa che si fonda su Cristo. Da lì scaturisce una missione che non è solitaria, che si porta avanti come Famiglia Salesiana con i valori del Vangelo.
Perché ritieni che un giovane adulto debba entrare nell’Associazione dei SSCC?
Una volta che un giovane prende coscienza che il suo battesimo va trasformato in servizio e che la Cresima non lo lascia in pace e sereno, trova nella vocazione dei Salesiani Cooperatori una meravigliosa occasione per vivere in chiave di servizio. Il luogo concreto per portarlo avanti con identità è il Centro locale.
Quali sono le sfide che i Salesiani Cooperatori devono affrontare oggi? La grande sfida per loro è continuare a ispirare gioia carismatica dal luogo in cui si trovano: la strada, il cortile, il lavoro, i nuovi cortili digitali… in tutti questi luoghi continuare a essere profezia dell’amore di Dio per i giovani.
Attraverso un breve video, Antonio Boccia, Coordinatore Mondiale dell’ASSCC, promuove così l’inno del Congresso: “Don Bosco diceva che i ragazzi dovevano cantare e fare festa. È questa l’occasione per farvi conoscere l’inno del Congresso, così possiate conoscerlo, impararlo, cantarlo e farlo cantare”.


















