Roma (Italia). Come si è trasformato il Sistema Preventivo di Don Bosco, a 150 anni dalla sua fondazione, nei diversi contesti del mondo? Quali valori, pratiche e forme di linguaggio mantengono viva la sua intuizione originaria e come si esprime nelle diverse culture e società?
Da queste domande nasce il progetto internazionale “Rethinking Salesian Education (2025-2027)” (Ripensare l’educazione salesiana), promosso dall’Ambito per la Pastorale Giovanile dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dal Settore di Pastorale Giovanile dei Salesiani di Don Bosco, in collaborazione con la Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” e l’Università Pontificia Salesiana di Roma (UPS).
Intervistata, suor Magna Martínez, FMA, docente della Facoltà “Auxilium” e membro della Commissione di ricerca, racconta nel dettaglio il processo:
- Suor Magna, il progetto Rethinking Salesian Education si colloca in un momento particolarmente significativo per la Famiglia Salesiana. Potrebbe spiegarcene l’origine e il significato?
Il progetto nasce nel contesto della preparazione al 150° anniversario del Trattatello sul Sistema Preventivo di san Giovanni Bosco (1877–2027). In questo orizzonte, la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e la Università Pontificia Salesiana hanno avviato un cammino congiunto di studio e di ricerca, in stretta collaborazione con i Consigli Generali SDB e FMA.
L’obiettivo è rileggere e attualizzare l’esperienza educativa salesiana nei diversi contesti culturali del mondo contemporaneo. Si tratta di comprendere come il Sistema Preventivo continui a essere oggi una proposta educativa viva, capace di dialogare con le sfide attuali e di generare speranza.
- Il progetto si sviluppa lungo più anni. Come è strutturato questo percorso?
L’itinerario si articola lungo due direttrici complementari. Da una parte, un ciclo di seminari tematici, pensati come spazi di dialogo interdisciplinare per costruire un quadro teorico, metodologico e interculturale condiviso. Dall’altra, una ricerca internazionale, che intende approfondire la vitalità e l’attualità del Sistema Preventivo attraverso un approccio interculturale, quantitativo e qualitativo.
L’intero percorso culminerà nel Congresso Internazionale “Esperienza Educativa Salesiana. Ripensare il Sistema Preventivo a 150 anni dallo scritto di Don Bosco”, previsto a Roma dal 9 all’11 aprile 2027, durante il quale saranno presentati i risultati e le prospettive emerse.
- Quali temi sono stati affrontati e saranno affrontati nei seminari del progetto?
Il primo seminario, Modelli educativi e mondi giovanili (UPS, 21 giugno 2025), ha inaugurato il percorso mettendo in dialogo le principali correnti pedagogiche contemporanee — dalla pedagogia classica all’educazione civica e pro-sociale, dal counselling alla pedagogia per competenze e digitale — con la tradizione educativa salesiana.
Il secondo seminario, I giovani e la loro crescita (Auxilium, 18 ottobre 2025), è stato dedicato alla visione antropologica di Don Bosco e al suo sguardo educativo sui processi di sviluppo personale, psicologico e spirituale dei giovani.
Il terzo seminario, Pedagogia di ambiente nel Sistema Preventivo: un approccio interdisciplinare e comunitario (UPS, 18 aprile 2026), approfondirà il valore educativo dell’ambiente come spazio relazionale e comunitario, mettendo in luce la corresponsabilità tra religiosi e laici e l’importanza dell’interculturalità nei contesti educativi.
- Per quanto riguarda la ricerca internazionale, quali sono i suoi principali obiettivi?
La ricerca si propone di comprendere come il Sistema Preventivo venga compreso, reinterpretato e vissuto nelle diverse regioni salesiane del mondo. A tal fine mette in relazione tre dimensioni fondamentali: i valori personali degli educatori e dei giovani, i valori culturali dei contesti di appartenenza e i valori propri della tradizione pedagogica salesiana. L’interesse è di cogliere come queste dimensioni si integrano e si influenzano reciprocamente, generando espressioni educative diverse, ma coerenti nei principi fondamentali del metodo salesiano. (Vademecum)
- Quale metodologia è stata scelta per affrontare una realtà così complessa e come partecipano concretamente le Ispettorie e le opere?
È stata scelta una metodologia integrata, pensata per coinvolgere in modo attivo e corresponsabile tutte le Ispettorie FMA e SDB. La ricerca si articola in diversi componenti complementari, attraverso i quali le comunità educative partecipano in modo concreto e diretto:
In primo luogo, viene somministrato un questionario alle Équipe Ispettoriali di Pastorale Giovanile e agli educatori, sia FMA sia SDB. Questo strumento rileva valori personali e culturali, cultura organizzativa e percezione del Sistema Preventivo. Ogni Ispettoria è chiamata a coinvolgere i membri della propria Équipe di Pastorale Giovanile e un gruppo significativo di educatori con esperienza in diverse opere e contesti.
In secondo luogo, è previsto un questionario rivolto ai giovani tra i 13 e i 25 anni, provenienti da differenti realtà salesiane: scuole, oratori, centri di formazione professionale, università, opere sociali, parrocchie e pastorale vocazionale. I giovani sono invitati a esprimere come vivono l’esperienza educativa salesiana e quale impatto essa abbia sulla loro crescita personale, sui valori e sulla dimensione spirituale.
Un terzo ambito riguarda l’analisi documentale dei Progetti o delle Linee Ispettoriali di Pastorale Giovanile, o di documenti equivalenti, finalizzata a esplorare come i valori salesiani dichiarati si traducano in scelte educative e pastorali concrete, e a mettere in relazione gli orientamenti programmatici con le pratiche effettivamente vissute nelle comunità educative.
L’integrazione di questi strumenti consentirà una lettura ampia e approfondita della realtà educativa salesiana, capace di mettere in dialogo i valori dichiarati con l’esperienza effettivamente vissuta nelle comunità.
- Quali frutti ci si attende da questo processo di ricerca?
Tra il 2026 e il 2027 si svolgerà l’analisi integrata dei dati quantitativi e qualitativi, seguita dalla restituzione dei risultati, da diverse pubblicazioni e dal Congresso Internazionale conclusivo. Il frutto più importante che ci aspettiamo è un processo condiviso di consapevolezza e discernimento, che aiuti a riconoscere la ricchezza e la diversità dell’educazione salesiana nel mondo e a orientare con maggiore chiarezza le scelte educative future.
- Per concludere, quale messaggio desidera rivolgere alle comunità educanti?
Desidero sottolineare con forza che questa ricerca è un cammino condiviso, vissuto insieme ai nostri fratelli Salesiani di Don Bosco, e che coinvolge tutte le Ispettorie, sia FMA sia SDB, in una concreta esperienza di corresponsabilità carismatica.
Non si tratta semplicemente di collaborare a un progetto accademico, ma di camminare insieme, come Don Bosco ha sognato e voluto: nella comunione, nel dialogo e nella reciprocità, al servizio dei giovani e delle giovani. Il fatto stesso di realizzare questa ricerca in modo congiunto, ascoltando le voci di educatori, educatrici e giovani delle nostre diverse realtà, è già un segno eloquente di fedeltà al carisma.
La partecipazione attiva di ogni Ispettoria rende visibile la ricchezza e la diversità delle pratiche educative salesiane nel mondo e rafforza al tempo stesso la consapevolezza di una missione condivisa. Ripensare oggi l’educazione salesiana insieme — FMA e SDB — significa rinnovare il Sistema Preventivo come autentica pedagogia della speranza, capace di continuare a formare buoni cristiani e onesti cittadini in ogni contesto culturale, con lo stesso spirito di famiglia che Don Bosco ci ha affidato.
Per maggiori informazioni: salesian.online/rse



















Molto interessante.
Vediamo come sia necessaria la presenza nel quotidiano dalla scuola con ragazzi insegnanti genitori. In raccordo con le famiglie e la comunita’ del territorio. Gioco di squadra perche’ ” e’ il villaggio che educa”.
Questo puo’ fare prevenzione e gestire le “situazioni sensibili”.
Io sono laureata in scienze dell’educazione. Attualmente lavoro come educatrice. Nel 2025 ho lavorato come docente presso i locali dell’istituto salesiani del Don Bosco a Catania. Ho iniziato a guardare le piccole antiche dei film che raccontavano la storia di don Bosco e mi sono sentita rapita da Lui. Un’emozione troppo forte. Lo sento spesso molto vicino a me, è come se mi guidasse. Per me è una presenza viva, non è un uomo che non c’è più ma un uomo che è sempre in mezzo a noi.
Un caloroso saluto a tutti coloro che leggeranno e un profondo augurio a tutti coloro che si impegnano a continuare la sua missione.
MI SENTO ORGOGLIOSO DI ESSERE UN EX ALLIEVO STUDENTE SALESIANO, HO AVUTO LA FORTUNA DI FARE LE SCUOLE PRESSO L’ISTITUTO SALESIANO “AGOSTI” DI BELLUNO DAL 1961 AL 1967, DOVE I SALESIANI ED I COADIUTORI MI HANNO DETTO E FATTO SEMPRE PAROLE BUONE DEL MAGISTERO SALESIANO, VOLTO ALLA RICERCA DEL BENE COMUNE, SPIRITUALE E MATERIALE, SECONDO QUELLO CHE DON BOSCO EGLI CHIAMAVA, LA POLITICA DEL PADRE NOSTRO. GRAZIE