Mondo-Mania, un Progetto sull'Immigrazione

Napoli (Italia). “Perché si vuole sostituire all’amore la freddezza di un regolamento?”, così scriveva don Bosco nella seconda metà dell’800, in una delle sue tante lettere indirizzate ai giovani. Sono passati più di cento anni dalla morte di questo santo eppure, le sue riflessioni, continuano a lasciare un segno speciale nel nostro cuore.

Come ogni 31 gennaio 2019 la scuola salesiana “Maria Ausiliatrice” di Napoli celebra la ricorrenza del santo piemontese, fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle figlie di Maria Ausiliatrice, con grande gioia. Non a caso quest’anno, nei giorni di commemorazione del santo, la nostra scuola ha organizzato un progetto intitolato “Mondo-mania” dedicato ad un tema molto dibattuto, quello dell’immigrazione.
Il progetto è stato suddiviso in quattro giorni, con lo scopo di promuovere un clima di armonia e di accoglienza verso “gli altri”, al fine di aprire il nostro cuore a Dio e accettare, senza timori, le diversità culturali.

Lunedì 28 gennaio è iniziato il progetto, dopo aver svolto le prime tre ore di lezione noi studenti del biennio ci siamo recati nell’aula polivalente dell’Istituto insieme alla terza media, dove abbiamo ascoltato la testimonianza di alcuni rappresentanti della cooperativa sociale “Davantage”. Tramite dei prodotti multimediali, il Presidente Carmine Aurilia ha iniziato ad esporre il “problema” delle migrazioni che stanno, in vario modo, influenzando la geografia politica e culturale del nostro paese. Infatti, negli ultimi mesi, si discute molto della possibilità di chiudere i porti e innalzare “barriere”, come se questa fosse l’unica soluzione auspicabile. Ci siamo posti domande importanti come: “gli immigrati ci rubano il lavoro?”, “gli immigrati ricevono 35 € a settimana e dormono in alberghi sontuosi?”, “sono davvero un pericolo pubblico?”. Ogni studente ha potuto esprimere la propria opinione al riguardo, senza aver paura di giudizi o di essere in disaccordo con qualcun altro. Unanimemente abbiamo sfatato questi falsi miti sostenuti dalle molte fake news che circolano in giro. Il momento più toccante dell’incontro è stato costituito dalla preziosa testimonianza di Rachelle, una donna che per sfuggire alla fame, alla guerra, alla violenza e persino alla morte, ha dovuto fronteggiare un terribile ed estenuante viaggio dalla Costa D’avorio verso l’Italia.  Lei con le sue parole ha aperto la porta di un mondo a noi sconosciuto, un mondo di sofferenza, abbandono, ma anche di coraggio, in quanto ci ha raccontato di essere fuggita in cerca di una vita migliore lasciando nel suo Paese gli amati figli. Ha affrontato tre mesi di viaggio su un “barcone” e ci ha parlato della fratellanza e dell’aiuto reciproco che si è creato con le persone che hanno condiviso con lei quell’incubo. Infatti, ci ha detto che durante i numerosi momenti di disperazione, i migranti, tutti uniti, pregavano mettendo da parte ogni differenza culturale o religiosa. Nei suoi occhi, mentre parlava del suo difficile e doloroso vissuto, si poteva percepire un’angosciante sensazione di confusione e disorientamento. È importante, infatti, ricordare che un’esperienza simile ferisce in modo indelebile rimanendo a vita nell’inconscio. Attualmente Rachelle è una rifugiata politica e spera di rivedere presto i suoi figli. Infine, la giornata si è conclusa con il rientro nelle classi, l’ascolto e la correzione da parte dei docenti del lavoro svolto a casa in preparazione del progetto.

Martedì 29 gennaio ci siamo recati al museo della Pace nei pressi di piazza Municipio per esporre i nostri lavori. Appena arrivati siamo stati accolti calorosamente dal Direttore della Fondazione Mediterraneo, il dott. Michele Capasso, il quale ci ha parlato dell’importanza della struttura a livello internazionale e ci ha mostrato dei video sull’immigrazione, soffermandosi poi sul particolare significato del “Totem della Pace”, simbolo stesso del museo. Questo totem si trova in varie parti del mondo ma il più importante è collocato proprio a Napoli, per ricordare tutte le vittime delle tragedie del mare e delle guerre che hanno insanguinato il Mediterraneo e il Medio Oriente. Il Totem della nostra città è marrone, non giallo e rosso come tutti gli altri, in segno di rispetto per i morti. Raggiunta la sala delle conferenze, i ragazzi della terza media hanno illustrato il loro progetto, facendo particolare attenzione al concetto di immigrazione e alle cause che la determinano. Dopo un dibattito tra i presenti, gli alunni del primo scientifico e quelli delle scienze umane hanno approfondito l’argomento. Invece noi studenti del secondo scientifico, insieme a quelli delle scienze umane, abbiamo discusso dei flussi migratori presenti in tutto il mondo soffermandoci su specifici luoghi come l’Italia, gli Stati Uniti e la Cina. Per concludere questa giornata abbiamo visitato una parte del museo dove sono conservate bandiere di ogni paese e molti reperti storici; tra questi una piccola parte di moschea, contenente oggetti molto rari, che sono stati donati al museo dagli esponenti della religione islamica.

Mercoledì 30 gennaio, dopo le attività didattiche, noi studenti delle due seconde abbiamo lavorato insieme, a scuola. Abbiamo convertito le varie informazioni raccolte nei giorni precedenti in un “gioco di ruolo” sperimentando, sulla nostra pelle, le difficoltà che un immigrato deve affrontare prima di essere accolto in un nuovo paese con usi e costumi diversi. Il gioco si è svolto in vari step: come prima cosa, i docenti ci hanno attribuito i “ruoli” di immigrati e ci hanno distribuito delle carte da gioco in base alle quali abbiamo compilato i vari documenti. Altri studenti invece, hanno interpretato il ruolo di “controllori della dogana” e “del carcere”. Una volta redatti i passaporti ci siamo recati alla “dogana” dove i nostri compagni “controllori” ci hanno posto delle domande in inglese: chi rispondeva correttamente poteva varcare la “dogana” e quindi passare la “frontiera”, chi invece commetteva degli errori o delle imprecisioni o non era reputato “idoneo”, veniva spedito in “carcere” senza possibilità di replica. Questo gioco ci ha insegnato tanto, in primis, che noi, come tutta la nostra società, siamo abituati troppo spesso ad “etichettare” le persone, senza ancora conoscerle.
L’ultimo giorno dedicato a questo progetto, il 31 gennaio, abbiamo festeggiato don Bosco. Dopo le prime tre ore di lezione, l’intero istituto si è recato in cortile per mangiare il tradizionale panino con il salame. In seguito, abbiamo partecipato alla celebrazione eucaristica nella vicina chiesa di San Gennaro. Nell’omelia il sacerdote ha ripreso i temi trattati in questa esperienza, invitandoci nuovamente alla riflessione e pregando per tutte queste persone nella speranza che, qualsiasi sia il loro Dio, possa stargli vicino nei momenti più brutti che sono costretti ad affrontare.
Il messaggio salesiano è arrivato al nostro cuore forte e chiaro: bisogna formare “buoni cristiani e onesti cittadini”, vale a dire persone aperte ai valori della vita, dell’accoglienza, del rispetto reciproco, giovani impegnati alla ricerca di un bene comune così grande da superare qualsiasi tipo di discriminazione. Insomma, non può esserci “civiltà” se non abbiamo tutti la stessa dignità. Siamo cristiani non per hobby, ma per vocazione! Così come Don Bosco ha piantato un piccolo seme che poi è cresciuto ed è diventato prima un solitario un albero e poi un’intera foresta, così anche noi dobbiamo, attraverso la nostra spiritualità, essere “accoglienti” e disposti a camminare con i migranti sulla strada della vita: non può essere un freddo regolamento a sostituire i sentimenti di amore e di carità, come abbiamo detto all’inizio.

 

De Luca Riccardo, Lanzetta Fabrizia, Leone Gaia, Minichiello Marco, Pace Cornelia e Raia Claudia.

 

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