Roma (Italia). Il 4 maggio 2025, la Comunità Maria Ausiliatrice di Casa Generalizia (RCG), ha celebrato la Festa del Grazie intorno a Madre Chiara Cazzuola, rientrata dal Vietnam dopo la Festa della Riconoscenza mondiale.

Già con la processione d’ingresso alla Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Carlo Maria Zanotti, SDB, Direttore della Comunità Gesù Maestro, della Visitatoria Maria sede della Sapienza (UPS), insieme a un concelebrante vietnamita, si è respirata l’internazionalità dell’Istituto, con le candele dei colori dei 5 continenti, portate da FMA originarie di ciascuno, vestite con i costumi tipici.

“La riconoscenza è un valore e un dono, perché è la certezza di sentirsi amati. Per cui si sente la necessità di ringraziare. Papa Francesco ha ricordato più volte questo valore”, ha evidenziato don Carlo Maria iniziando l’omelia. Ha poi commentato la Parola di Dio attraverso tre verbi: obbedire, adorare e condividere.

“I discepoli, dopo la resurrezione, non si spaventano, ma sono convinti che ‘bisogna obbedire a Dio, prima che agli uomini’ (At 5,29). L’obbedienza a Gesù è vita. Agire nel nome di Gesù significa credere che è Gesù stesso che agisce e la forza del suo nome, della sua presenza, rende possibile tutto questo. Saremo capaci anche noi di vivere così, obbedendo a Dio, piuttosto che agli uomini?

Adorare. La liturgia eucaristica  è immagine e anticipazione dell’assemblea celeste, escatologica. La lode cosmica, il ringraziamento dell’Apocalisse si realizza oggi nella nostra assemblea, per rendere onore, gloria e testimonianza all’Agnello, che ci ha redenti.

Condividere. ‘Figlioli, non avete nulla da mangiare?’ (Gv 21,5). Gesù invita nuovamente alla missione. La missione che Gesù sta consegnando al gruppo degli apostoli si deve rivolgere agli esclusi, alla ‘moltitudine’ degli emarginati. È lì che la pesca sarà abbondante. (…) Celebrare l’Eucarestia significa essere abilitati alla condivisione, di ciò che siamo e di ciò che abbiamo. (…)

Chiediamo al Signore, per la potenza dell’Eucarestia che stiamo celebrando, di aiutarci e sostenerci in questo cammino di sequela perché il nostro obbedire, adorare e condividere sia espressione dell’amore totale per Lui. E ringraziamo per il dono della maternità di Madre Chiara che nel suo servizio sollecito, dedicato, riesce a comunicare, facilitare, incoraggiare e rendere possibile ad ogni sorella questo obbedire, adorare e condividere, come strada per accendere il Vangelo della speranza nel mondo di oggi”.

Nelle intercessioni si è ripreso lo “sguardo interculturale” con l’invito all’assemblea di farsi voce di tutti i popoli attraverso alcuni simboli: una conchiglia per l’Oceania, simbolo di comunione e di richiamo per gli abitanti dei villaggi; un grappolo d’uva per l’Europa, elemento indispensabile per l’Eucaristia, frutto gradito sulla mensa e segno di fraternità; il fiore di loto, simbolo della dignità femminile in tanti paesi asiatici; il tamburo, che nelle società tradizionali africane simboleggia l’identità culturale ed etnica; un vaso di argilla, per il continente americano, ricorda come ogni vita è creata e custodita da Dio.

Il canto di comunione, con l’intervento anche di un diacono SDB vietnamita, ha fatto meditare sulla grandezza dell’amore di Dio “come un’onda dell’Oceano Pacifico, come una pioggia benefica, come il vento che porta le nuvole verso il Cielo, come una madre che accompagna nel cammino”.

Anche il tempo del pranzo di festa con la Madre e le Consigliere si è rivestito di un valore simbolico con la presenza di alcuni piatti a base di riso, elemento fondamentale della vita e delle relazioni vietnamite.

In serata, dopo la celebrazione dei secondi Vespri della 3° Domenica di Pasqua, nel salone teatro, con le Comunità di Casa Generalizia e del Sacro Cuore, dell’Ispettoria San Giovanni Bosco (IRO), il tamburo di bronzo, simbolo sacro della cultura del Vietnam, ha richiamato tutte alla Festa.

Dopo la danza di apertura i quattro personaggi dell’anno giubilare – Luce, Xin, Fe, Sky – hanno ricordato all’assemblea che la sorgente della Speranza è Gesù Cristo, sottolineato nuovamente dal canto Jesus Christ is our only hope, eseguito dalle sorelle di lingua inglese.

È la stessa speranza che ha dato al Cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyễn Văn Thuận la forza nel “viaggio attraverso le tempeste della vita”. Pur isolato per 13 anni dalla sua comunità diocesana, ha infatti testimoniato con la sua vita che il cammino della speranza è lastricato di piccoli passi e che la vita è fatta di brevi, ma incisivi, minuti di speranza. La speranza lo ha aiutato a intravedere, nell’assurdità degli eventi che ha vissuto, un disegno provvidenziale di Dio.

La speranza si fonda sulla fede, che si respira e si coltiva nella culla della famiglia. È la madre di famiglia ad insegnare ai figli il primo segno di croce e le preghiere di ringraziamento a Dio. L’immagine della mamma nella cultura vietnamita, che porta i figli piccoli nelle ceste appese alle estremità di un bastone sulla sua spalla, proiettata sullo schermo, ha ricordato in modo speciale l’amore materno di Dio, che si prende cura di ciascun bambino/a e lo/la porta sulle sue spalle lungo il cammino terreno.

Nella famiglia dell’Istituto, è la Madre Generale che continua a trasmettere Il Vangelo della speranza attraverso il suo accompagnamento spirituale. Per questo, con l’esplosione di festa intorno a lei, le FMA di diverse culture hanno reso grazie al Signore per la sua presenza e la sua guida dell’Istituto.

Prendendo la parola, Madre Chiara ha innanzitutto ringraziato la Comunità “della Casa della Madre”, “unica al mondo”, perché chiunque arriva “si sente a casa”. Un altro grazie è stato per il dono che ciascuna di voi è. Madre Ersilia Canta diceva che ciascuna FMA è un patrimonio per l’Istituto. Lo credo anch’io, perché se anche perdessimo tutto, potremmo ricominciare, ma se perdiamo le persone ci manca la vitalità del carisma, la generatività, ci manca il futuro. Quindi è molto importante che ciascuna di voi si senta unica, un tesoro prezioso nell’Istituto, il patrimonio dell’Istituto.

Un grazie è sempre un atto di umiltà, perché nessuna di noi può fare da sola e riuscire a sentire la gioia degli altri non è sempre facile, diamo tutto per scontato. Quando siamo un po’ lontane, ci accorgiamo della preziosità della Comunità. Quando dobbiamo arrangiarci e siamo sole, ci rendiamo conto di quanto la comunità ci dia e ci sostenga. Anch’io sperimento questo e vi ringrazio con le parole di Papa Francesco.

Innanzitutto dice: ‘Coltivate l’allegrezza e siate portatori di gratitudine’ – potrebbe essere una frase di Madre Mazzarello. E poi dice: ‘Chi prende tutto, come se gli fosse dovuto rimane in un certo atteggiamento, ma chi accoglie come un dono, fa un passaggio diverso, diventa grazia’. Essere capaci di accettare ogni avvenimento, ogni necessità come quello che in quel momento fa per noi, questo può diventare davvero un motivo di gratitudine. (…)

L’augurio è di continuare il cammino con questo rendimento di grazia nel cuore per tutti i doni di cui il Signore ci colma dal mattino alla sera ogni giornata. Mi è piaciuta la preghiera del Card. Xavier, che dice ‘Ho deciso di vivere il momento presente’ – questo lo scrive in prigione, con l’incertezza che lo venissero a prendere da un momento all’altro per ucciderlo. Assomiglia al messaggio che Gesù ha lasciato a Madre Clelia Genghini a Nizza ‘Vivi il momento presente, vivilo in amore’. Che ogni momento presente nella nostra vita sia un rendimento di grazie al Signore, a Maria, e a ciascuna di noi. Che sappiamo essere persone che si esprimono vicendevolmente la riconoscenza. Grazie”.

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