Roma (Italia). Dal 28 luglio al 3 agosto 2025 si è celebrato a Roma il Giubileo dei Giovani, uno degli eventi più attesi dell’Anno Santo e il più partecipato, con la presenza di circa un milione di giovani da tutto il mondo. Un evento che ha coinvolto tutte le Diocesi, le Associazioni e i Movimenti che, sulle orme di Pietro e di tanti “Santi della porta accanto”, sono giunti camminando come Pellegrini di Speranza, o con altri mezzi e itinerari, al “centro della cristianità”, per vivere un’esperienza unica di fede, di amicizia, di incontro.
Per gli educatori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose “meno giovani”, è venuto spontaneo andare con il pensiero al Giubileo del 2000 – l’anno santo, la città eterna, la spianata di Tor Vergata – quasi un passaggio di testimone tra tre Papi: San Giovanni Paolo II, che aveva chiamato i giovani, all’alba del terzo millennio, “Sentinelle del mattino”, Papa Francesco, che alla GMG di Lisbona nel 2023 aveva dato loro appuntamento, e ha preparato con la preghiera e spendendosi fino all’ultimo respiro il loro arrivo a Roma, e il “nuovo Papa”, Leone XIV, che si è fatto fin da subito amare il 29 luglio, al termine della Messa di Apertura celebrata dal pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Mons. Rino Fisichella, arrivando a sorpresa in papamobile in Piazza San Pietro tra i 120 mila giovani esultanti.
“Buonasera! Gesù ci dice: «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14). E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida – che sono tutte per Gesù Cristo – saranno ascoltate fino ai confini del mondo.
Oggi state iniziando alcuni giorni, un cammino, il Giubileo della Speranza, e il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti. Speriamo che tutti siate sempre segni di speranza nel mondo! Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può portare la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo. Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo.
E il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: “Vogliamo la pace nel mondo!”. Preghiamo per la pace e siamo testimoni della pace di Gesù Cristo, di riconciliazione, di questa luce del mondo che tutti stiamo cercando”, sono le sue prime “parole a braccio”. (Foto: Flickr FMA)
La settimana è proseguita con pellegrinaggi alle Porte Sante, spazi di riconciliazione – come la giornata penitenziale, il 1° agosto, con 200 confessionali al Circo Massimo – catechesi, momenti di preghiera, formazione, arte, musica, testimonianza ed evangelizzazione, in una città che ha veramente accolto tutti.
Culmine dell’esperienza sono stati però, senza dubbio, i due giorni a Tor Vergata il 2 e il 3 agosto, inclusa la camminata, più o meno lunga a seconda del punto e dell’orario di partenza, per raggiungere la spianata: uno spettacolo di colori, bandiere, canti e musica che si snodava per le periferie di Roma, un’esplosione di entusiasmo giovanile che confluiva a una stessa meta.
L’attesa della veglia, pur sotto il sole di agosto, con ripari più o meno artigianali e scorte d’acqua distribuite dalla Protezione Civile, si è fatta breve, grazie al desiderio intenso di stringere nuove amicizie affollando le stradine tra le aree e all’animazione del pomeriggio, con un alternarsi sul grande palco/altare e sui maxi schermi, di band di musica cristiana, giovani artisti e testimonianze da diverse parti del mondo.
Papa Leone arriva all’imbrunire in elicottero e poi, con lunghi giri in papamobile, si immerge letteralmente tra i giovani, pronti a immortalare con gli smartphone il suo sorriso, mentre esprimono la gioia urlando “questa è la gioventù del Papa!”.
Emozionante è il momento in cui, a pochi metri dal palco, un giovane gli porge la croce – quella stessa croce che dal 25 dicembre 2024 sta accompagnando i pellegrinaggi di tanti gruppi alla Porta santa di San Pietro – e, insieme a 200 giovani, in rappresentanza dei Paesi del mondo, percorre con solennità e raccoglimento l’ultimo tratto di strada sulle note dell’inno giubilare “Fiamma viva della mia speranza”, eseguito dal coro e dall’orchestra della Diocesi di Roma, con circa 450 elementi diretti da Mons. Marco Frisina.
Al momento della Veglia cala il silenzio. I giovani pregano nelle diverse lingue, cantano, si inginocchiano davanti al Santissimo (testo della Veglia). Le parole del Santo Padre sono le risposte alle domande presentate in diverse lingue da Dulce María dal Messico, Gaia dall’Italia e Will dagli Stati Uniti: sull’amicizia, sulla fede, sul coraggio di scelte importanti, su come incontrare Gesù e sentirlo presente nella propria vita.
Calandosi nella cultura contemporanea, li esorta innanzitutto a cercare la verità e la sincerità delle relazioni, oltre l’ambiguità degli strumenti digitali e alle “logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze”; a puntare, come S. Agostino, sull’amicizia con Cristo, “la nostra stella polare”, che rende profonde e fedeli tutte le amicizie; a vivere l’amicizia nella fede, come il Beato Piergiorgio Frassati, che diceva «vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare».
“Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace”, sottolinea in modo accorato.
Come San Giovanni Paolo II, 25 anni fa, anche Papa Leone, ricordando le sue parole – “è Gesù che cercate quando sognate la felicità” – li invita a lasciarsi amare ed attrarre dal Signore – “Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo” – a deporre le paure e a lasciare spazio alla speranza – “perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia” – a compiere scelte radicali come il matrimonio, l’ordine sacro, e la consacrazione religiosa, che “esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità: quando impariamo a donare noi stessi, a donare la vita per gli altri”.
E ancora, li invita a cercare la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano, al servizio, a rimanere uniti con Gesù nell’Eucaristia: “Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco.
Ad ogni passo, mentre cerchiamo il bene, chiediamogli: resta con noi, Signore (cfr Lc 24,29)! Resta con noi Signore! Resta con noi, perché senza di Te non possiamo fare quel bene che desideriamo”. (Parole di Papa Leone XIV)
Congedandosi al termine della Veglia, come un papà, Leone XIV raccomanda ai giovani di riposarsi un po’ e dà l’appuntamento per l’indomani. Il desiderio di socializzare, però, prevale e le vie tra i settori rimangono affollate e allegre per lungo tempo, tra balli e canti, incontri inaspettati e profonde condivisioni tra amici.
L’indomani l’elicottero sorvola molto presto la grande area, già brulicante di persone, per prepararsi ad accogliere il Papa e per ripartire con gli zaini in ordine terminata la Messa. Alle 9 comincia la Celebrazione Eucaristica del Giubileo dei Giovani, concelebrata da circa 7 mila sacerdoti, 400 Vescovi e 25 Cardinali, tra cui il Cardinal Ángel Fernández Artime, SDB. Tra le Autorità sotto al palco-altare, è presente anche la Superiora Generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Chiara Cazzuola, insieme all’Ispettrice dell’Ispettoria San Giovanni Bosco (IRO), suor Gabriella Garofoli.
Il sole è già caldo e la stanchezza si fa sentire, ma il desiderio dell’incontro con Gesù “che cambia la nostra esistenza, che illumina i nostri affetti, desideri, pensieri” fa rimanere vigili per seguire sui tanti maxischermi i gesti e le parole di Papa Leone che li chiama “cari amici” e, commentando le letture, parla loro della concretezza della vita: la fragilità, che “è parte della meraviglia che siamo”, l’energia che “freme sotto terra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori”, di un’esistenza “che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore”.
“C’è una domanda importante nel nostro cuore, un bisogno di verità che non possiamo ignorare, che ci porta a chiederci: cos’è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?”.
Il Santo Padre esorta i giovani a fare tesoro della bellezza vissuta in questi giorni e ad alzare lo sguardo: “Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle «cose di lassù» per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità. (…) E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che «la speranza […] non delude». Carissimi giovani, la nostra speranza è Gesù. (…) Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo. (omelia)
Nel saluto finale, all’Angelus, dà loro appuntamento a Seoul, in Corea, dal 3 all’8 agosto 2027 per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù che avrà per tema «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33): “continuiamo a sognare insieme, a sperare insieme!”.
“Portate questa gioia, questo entusiasmo a tutto il mondo. Voi siete sale della terra, luce del mondo: portate questo saluto a tutti i vostri amici, a tutti i giovani che hanno bisogno di un messaggio di speranza. Grazie di nuovo a tutti voi! E buon viaggio!”.
Foto: Flickr FMA


















