Celebrare i diritti dei minori

Roma (Italia). Il 20 novembre, in tutto il mondo, si celebra la Giornata internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza: si ricorda, infatti, la data in cui la Convenzione internazionale sui Diritti dell’Infanzia venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989.

In un tempo in cui i diritti di bambini e adolescenti sono spesso gravemente compromessi, le comunità educanti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sono incoraggiate dalla Madre, Suor Yvonne Reungoat, che nella Lettera Circolare “L’impegno dell’Istituto per i diritti umani” scrive: “In continuità con l’esperienza carismatica delle origini, in ogni angolo del mondo, FMA e comunità educanti sono impegnate a promuovere i diritti dei bambini, dei giovani e delle donne. Visitando le Ispettorie posso riscontrarlo con gioia”.

L’attenzione delle Istituzioni resta ogni anno piuttosto bassa e sempre più sporadiche sono le iniziative organizzate per dare risalto ad una commemorazione che ricorda la centralità dei diritti dell’infanzia. Nella missione educativa, svolta in tante parti del mondo, le FMA sono dalla parte di quei milioni di minori che vivono in condizione di povertà assoluta e relativa. La maggiore condizione di disagio socio-economico per bambini e adolescenti si registra soprattutto nelle aree periferiche delle metropoli del mondo, dove la punta dell’iceberg si riscontra negli insediamenti informali: le favelas, gli slum, le baraccopoli, i bassifondi…

Vivere oggi in una baraccopoli significa per tanti minori trovarsi dalla nascita davanti a un percorso, i cui ostacoli sono rappresentati da condizioni economiche spesso critiche, ambiente degradato, segregazione abitativa caratterizzata da una lontananza non solo fisica, ma anche relazionale dal centro urbano, diseguaglianza educativa. La marginalizzazione prodotta dalle baraccopoli in minori che vivono infanzia, fanciullezza e adolescenza in baracche, tende, giacigli di fortuna, non riguarda solo la dimensione economica, bensì quella più ampia socio-relazionale, scolastica, educativo-culturale, abitativa, territoriale, urbanistica, e spesso anche etnica.
In quasi tutte le nazioni del mondo nel 2018, è ancora possibile registrare forme di esplicita “apartheid” che colpiscono l’infanzia. L’impoverimento generale, grave fenomeno mondiale, provoca i Governi a non investire per ridare dignità e speranza a “figli e figlie delle baraccopoli”, per combattere le diseguaglianze, per dare sostegno alle realtà che ancora si impegnano nell’offrire opportunità educative.

Nella Giornata per i diritti dell’infanzia, come la Madre ha scritto all’Istituto, le comunità educanti riscoprono l’audacia missionaria del da mihi animas cetera tolle, promuovendo l’impegno per la ricerca della pace, la difesa della vita e dei diritti umani, la giustizia, l’operosità per un futuro più conviviale.
Il bambino, la bambina in emergenza abitativa è molte volte oggetto di una “amnesia istituzionale”, piuttosto che di scelte di cura, protezione e crescita. Le istituzioni educative e di volontariato pongono l’attenzione solo dinanzi ad una procedura giudiziaria. Si scopre così dell’esistenza di bambini che “scompaiono” dalle baraccopoli per riapparire nei fascicoli dei Tribunali per i minorenni.
La gravità di questi fenomeni non può lasciare indifferenti. È necessario coltivare e promuovere il rispetto della dignità intrinseca di ogni bambino/a, fanciullo/a, adolescente a cominciare dalla famiglia, luogo in cui si possono imparare fin dall’infanzia i valori della condivisione, dell’accoglienza, della fratellanza e della solidarietà, ma anche nei vari contesti sociali in cui operiamo.

Tante persone e poteri traggono arricchimento economico dallo sfruttamento dei minori fino a forme di schiavitù. Questi fatti sono un appello ad essere presenti, come comunità educanti che camminano con i/le minori, testimoni umili e operose dell’amore di Cristo che, come a Valdocco e Mornese, attraverso gesti di tenera amorevolezza, trasformano la società a partire dai piccoli e dai poveri che sono posti al centro di ogni progetto educativo (cfr. Linee orientative della missione educativa, n. 146).

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