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Roma (Italia). L’8 marzo 2025 ricorrono i 41 anni dalla nascita al Cielo della Serva di Dio Madre Rosetta Marchese (1922-1984), VII successora di Santa Maria Domenica Mazzarello alla guida dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Il perno della sua spiritualità, cristocentrica e mariana, è la filialità. Madre Rosetta in tutta la sua vita ha contemplato Gesù nel suo essere “Figlio del Padre” e desiderava divenire “figlia del Padre” anche lei, perché “figlia nel Figlio”. Ha infatti vissuto con crescente consapevolezza ciò che ogni battezzato può sperimentare se si apre e collabora alla Grazia: lo Spirito Santo ci incorpora a Cristo Figlio.

In una pagina del suo Taccuino del 1976 si nota come la filiazione predominava nel suo rapportarsi con il Dio Padre e con Maria:

«Bambina con la Mamma
Figlia con il Padre
Sposa con il Figlio
In ascolto, pura docilità con lo Spirito
Nutrirmi di Parola di Dio
Padre Celeste nel Cuore della Mamma,
in tutto l’amore dello Spirito Santo,
mi offro con Gesù dono totale alla tua giustizia di amore».

È lei stessa, in un testo dattiloscritto senza data, a raccontare come Gesù “Figlio del Padre” fece da fil rouge alla sua vita salesiana. Il 1944; 1951; 1965 sono stati i passaggi della Grazia in cui lo Spirito ha scolpito nella sua anima il Volto di Cristo.

Gesù le consegnò la Parola: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14, 9) fino a farla penetrare, mediante la preghiera liturgica del Gloria, nel mistero di Gesù “Figlio del Padre”.

Scriveva: «Ho davanti le tappe di questo cammino tracciato da Lui: gli Esercizi dei voti triennali, quando, leggendo e meditando il Vangelo di S. Giovanni, fui tutta presa dai sentimenti di Gesù verso il Padre Celeste e fu l’inizio del lento lavoro di togliermi da me stessa per gettarmi nella penetrazione del Cuore di Gesù, visto così.

Poi, verso i dieci anni di professione, le parole di Gesù a Filippo: “chi vede me, vede il Padre”, mi spalancarono il Mistero della Vita Trinitaria e Gesù mi condusse nella gioia della Loro presenza in me, ma molto imperfettamente vissuta e capita da parte mia.

Poi, sei anni fa, la Madonna mi ha spalancato allo Spirito Santo e allora il Mistero dei Tre mi è diventato sempre più familiare Il 24 luglio del ’65, recitando il Gloria durante la S. Messa all’espressione “Figlio del Padre”, ho sentito come tutta la tenerezza del Padre riversarsi sull’anima e da quel momento Gesù mi ha dato una partecipazione più intima ai suoi sentimenti per il Padre Celeste. Da allora ogni giorno la mia invocazione allo Spirito Santo è sempre stata questa e mi pare di poter dire di aver sempre vissuto con questa unica passione di identificarmi a Gesù nel suo amore per il Padre Celeste!».

Madre Rosetta era attenta al lavoro dello Spirito Santo in lei. Tutta concentrata in Gesù ha compreso che il senso della sua vita non era fare l’insegnante, la Vicaria, la Direttrice, l’Ispettrice, la Madre Generale nei vari luoghi dove l’obbedienza la mandava, ma collaborare pienamente all’opera di Dio per conformarsi ai sentimenti di Cristo (cf Fil 2,5) nel quotidiano. In un taccuino scrisse: «Prima sono Rosetta di Gesù e poi l’Ispettrice».

Ella si è lasciata interpellare dalla Parola di Dio e dalla liturgia, che hanno plasmato la sua intera esistenza e scandito gli anni della sua vita religiosa con quella apertura alla novità di Dio che gli Atti del Capitolo XXIV delle FMA definiscono “docibilitas”.

Tra i tratti tipici di Gesù Figlio, Madre Rosetta contemplava Gesù che trasalisce di gioia nel chiamare Dio «Padre mio» (Lc 2,49) e nel sentirsi profondamente amato da Lui. Anche la Serva di Dio gioisce nel chiamare Dio «Padre nostro» (Mt.6,2) quando resta abbandonata e chiusa nel gemito dello Spirito (Cf. Rm 8,15).

Sul taccuino del 18 agosto 1965 scriveva:

«Padre Celeste! Quando pronuncio il Tuo Santo Nome, una immensa dolcezza pervade l’anima mia. Ma è Gesù che lo pronuncia in me e lo pronuncia in tutto il fremito d’amore dello Spirito Santo. Padre Santo! come la mia piccola anima si sente immersa e chiusa in questo fremito. Che io rimanga dolcemente abbandonata, senza cercare più nulla. Anche quando, soprattutto quando tacerà in me, più potente sarà il fremito dello Spirito e Tu, Padre Santo, vedrai Gesù nella tua creatura».

Nella sua vita salesiana, madre Rosetta è stata memoria vivente tra la gioventù e i laici della gioia di appartenere al Signore. In una lettera a suor  Luciana D’Auria del 8 dicembre 1961, scriveva:

«Voglio essere un’anima raggiante; diffondere attorno a me la gioia della mia vocazione, la gioia di appartenere esclusivamente a Gesù e Maria. […] Quanto desiderio ho di trasmettere a tutte le anime questa gioia…».

Con il cuore spalancato alla figliolanza, docile alla Parola di Dio, Madre Rosetta ha percorso il suo cammino di conformazione a Cristo che l’ha resa appassionata e felice annunciatrice dell’amore di Dio tra le sorelle e la gioventù.

7 COMMENTI

  1. Grazie al Signore, ho conosciuto oggi Madre Rosetta che porta lo stesso nome di mia madre e che è nata lo stesso anno (13 Dicembre 1922).

  2. Grazie al Signore anche per la vita dell’amata Madre Rosetta che ha testimoniato con la sua stessa vita il Suo amore per il Padre, il Figlio e lo Spirito trasmettendo a ciascuna il loro amore per noi.

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