Roma (Italia). Nell’ambito dell’itinerario in vista della Canonizzazione di Suor Maria Troncatti (1883-1969), elaborato dalla Commissione storico spirituale liturgica per conoscere meglio la sua figura e proposto il 25 di ogni mese, in ricordo della sua nascita al cielo, l’8° video, il 25 settembre 2025, presenta l’intervista a Mons. Néstor Vidal Montesdeoca Becerra, Salesiano di Don Bosco, Vicario apostolico di Méndez, in Ecuador, che mette in luce l’aspetto universale della Santità di Suor Maria.
Avendo vissuto da vicino le ultime fasi del processo di beatificazione e canonizzazione di Suor Maria Troncatti, Mons. Montesdeoca, riconosce come dal 2012, anno della Beatificazione, fino al 2025, anno della Canonizzazione, la Chiesa “abbia percorso un lungo cammino per conoscere, apprezzare e valorizzare questa figura, e per riconoscere come quella donna umile e semplice sia stata una stella di santità, un po’ nascosta, ma che ora comincia a brillare con maggior fulgore”.
Per lui, infatti, è davvero ammirevole come “una delle tante missionarie” venute a servire il Vangelo in queste terre marginali e poco conosciute del Paese, al centro-sud dell’Amazzonia, una donna umile e semplice, si sia trasformata a poco a poco in una sorgente di santità e sia stata riconosciuta come “una vera santa” dalla gente:
“Questa santità si manifestava non perché passasse tutto il giorno a pregare, ma perché seppe armonizzare nella sua vita e nel suo lavoro la preghiera, l’Eucaristia, la devozione alla Santissima Vergine Maria con il lavoro pastorale, missionario, catechistico di annuncio del Vangelo, ma anche con il lavoro educativo per formare i bambini e le bambine a essere buoni cristiani e onesti cittadini, soprattutto quelli della zona di missione, specialmente gli indigeni Shuar, sia a Macas, sia successivamente a Sevilla Don Bosco e poi a Sucúa”.
Il Vicario apostolico racconta poi i diversi passaggi del processo che hanno trasformato Suor Maria in patrimonio universale della Chiesa, lungo il percorso della Causa di Beatificazione iniziato con Mons. Teodoro Arroyo Roveli. Mons. Montesdeoca stesso scelse, su richiesta del Santo Padre, Papa Benedetto XVI, che la celebrazione della Beatificazione si tenesse a Macas, il 24 novembre 2012 e che fosse presieduta dal Cardinale Angelo Amato, SDB, allora Prefetto delle cause dei santi.
Da quel momento ha potuto constatare come la Beata sia diventata patrimonio di tutta la Chiesa: “Vedere come un piccolo seme si è trasformato in un albero enorme, un albero gigantesco di santità pieno di frutti per la gloria di Dio e la gioia di tutta la Chiesa, non solo del vicariato di Méndez, non solo della Chiesa ecuadoriana, latinoamericana, ma di tutta la Chiesa”.
Nell’ultima parte dell’intervista, si evidenzia l’attualità dell’appassionata azione missionaria di Suor Maria, promotrice dei diritti umani “in un’epoca in cui non se ne parlava molto”, promotrice delle donne, dentro a una cultura maschilista, sia da parte colona che shuar, ma soprattutto “promotrice e profetessa dell’integrazione sociale pacifica dei popoli”:
“è importante, oltre a tutto il suo percorso di infermiera, missionaria, educatrice, l’aver dato la vita, l’aver offerto la vita affinché ci fosse la pace sociale, affinché non ci fossero scontri, non ci fossero stragi, perché tutti erano suoi figli spirituali, perché tutti erano figli di Dio”.
Da ultimo, il Vescovo ne sottolinea il tratto della maternità spirituale, che egli riscontra come esigenza fondamentale per l’oggi: “Era, in altre parole, una madre sia sul piano materiale che spirituale e questo segno materno è ciò che deve essere il compito, per esempio, di una missionaria oggi: non solo dedicarsi ai compiti specifici che le vengono assegnati, ma soprattutto cercare questa maternità spirituale”.


















