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Torino (Italia). L’equipe educativa del Vides Main costituita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice della Comunità B. Laura Vicuña  dell’Ispettoria Piemontese Maria Ausiliatrice (IPI) e da laici educatori, animatori, volontari, di fronte alla situazione inedita della pandemia di Covid-19, che rischiava di vanificare in parte il servizio educativo con le famiglie, ha scelto di non arrendersi e di tornare alle origini della propria storia, elaborando il testo “Lavoro educativo e qualità – anche nei tempi del Covid-19” (a cura di Giovanni Garena, Maggioli Editore, 2021) un manuale di autovalutazione del lavoro educativo-professionale che diventa una proposta di azione.

Le FMA e i laici, del Vides Main raccontano l’esperienza di ideazione e di stesura corale del testo:

Ci sono tempeste necessarie. Ci sono arcobaleni che ripagano di tutto.
Ci sono giorni di sole destinati a durare.
Ci sono orizzonti che attendono i nostri passi.
(Maria Letizia Del Zompo)

“Questo testo è nato in piena pandemia, quando l’equipe educativa del Vides Main – formata da FMA e laici e affiancata dal suo formatore storico, il sociologo Gianni Garena – ha scelto di non chiudere, di non arrendersi davanti a norme sempre più stringenti e al mutamento radicale delle relazioni e dello stile di vita. Ha deciso, cioè, di superare il disorientamento, di affrontare la tempesta con la certezza che, nel dopo, l’arcobaleno sarebbe spuntato, che il sole sarebbe tornato a splendere e si sarebbero aperti orizzonti nuovi.

Fuor di metafora, ha compreso che per inventare modi innovativi di svolgere la propria mission in un servizio educativo territoriale, per affrontare i mali sociali e relazionali che il virus avrebbe portato con sé, era necessario riandare alle proprie origini, rileggere la propria storia, affrontare i temi della valutazione, della qualità, confrontarsi con i modelli pedagogici che negli anni sono stati un punto forte di riferimento.

E, ancora, diventava indispensabile non lasciarsi travolgere dalla complessità, maturare nella consapevolezza che non sarebbero state sufficienti misure di argine all’emergenza socio -sanitaria ed educativa ma occorreva mettersi in posizione critica verso se stessi, attraverso una metodologia che, senza nessuna pretesa di esaustività, contribuisse a fornire dignità alle vicende educative dei servizi territoriali, in una vision di sistema di qualità capace di arricchire i suoi protagonisti.

Sono nate così le duecento pagine di questo testo che ripercorre l’itinerario dei sogni educativi che hanno accompagnato l’agire del Vides Main dai suoi inizi, nell’ormai lontano 1990, fino ad oggi. Provano a cogliere, “in punta di piedi” e senza la pretesa di insegnare niente a nessuno, la sfida di trattare di qualità in un servizio territoriale che interagisce con un contesto caratterizzato da vaste e profonde forme di disagio ma anche da rilevanti risorse. Queste pagine tendono, in primis, a mettere gli educatori in posizione critica verso se stessi e sfociano in una proposta di manuale di autovalutazione e di revisione professionale tra pari del servizio educativo territoriale.

Durante la stesura ci siamo posti tante domande che ne hanno generate altre, è stato un modo per rafforzare il dialogo all’interno della Comunità Educante e per crescere, insieme a quelli che si riconosceranno in quanto abbiamo proposto, come presenza di liberazione e di cura.

Siamo contenti che questa prima edizione del libro abbia visto la luce nell’anno del 150° di fondazione dell’Istituto FMA: è uno dei modi per continuare un sogno che dura nel tempo e di cui, anche se in piccola parte, ci sentiamo eredi.

Prima di inviarlo agli amici, l’abbiamo posto ai piedi dell’altare della minuscola Cappella dell’appartamento di Via Sansovino, dove vive la Comunità FMA, con la consapevolezza che è davvero una piccola cosa. In quel momento abbiamo chiesto ai nostri Santi e, naturalmente, alla nostra suor Angela Cardani, che per prima ha dato ali a questo sogno, di fare in modo che questo testo diventi un buon compagno di viaggio per quelli che scelgono di prepararsi ad essere educatori nel sociale e sia capace di contagiarli con la stessa passione educativa di Don Bosco e di Madre Mazzarello”.

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