Sacrofano (Roma). “Essere lievito nella Chiesa, nella società e accanto ai giovani per generare speranza e vita”. È questo il filo conduttore che ha attraversato il VI Congresso Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori, celebrato a Sacrofano dal 7 al 10 maggio 2026, nel 150° anniversario della fondazione dell’Associazione (ASSCC).

Un Congresso che ha saputo intrecciare memoria e futuro, spiritualità e missione, riflessione e fraternità, riportando al centro il sogno di Don Bosco: formare laici capaci di vivere il carisma salesiano nel cuore del mondo.

Ad aprire i lavori è stata la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Fabio Attard, che ha subito indicato la direzione del Congresso: partire dalla memoria per crescere e rilanciare il futuro dell’Associazione. Nel suo intervento, Don Attard ha richiamato il progetto originario di Don Bosco, sottolineando come i Salesiani Cooperatori siano chiamati ancora oggi ad essere “lievito” nella Chiesa e nella società, soprattutto accanto ai giovani più fragili.

Come il lievito trasforma silenziosamente la pasta facendola crescere, così i Salesiani Cooperatori sono chiamati ad abitare la quotidianità del mondo con discrezione, passione evangelica e spirito di famiglia. Un’immagine che si è resa visibile anche nell’atmosfera vissuta a Sacrofano: lingue diverse, abbracci, sorrisi, canti e bandiere provenienti da tutti i continenti hanno mostrato concretamente quanto il sogno di Don Bosco sia diventato universale.

Nel suo intervento, Don Attard ha sviluppato la riflessione attorno a tre nuclei fondamentali: il progetto originario suscitato dallo Spirito in Don Bosco, l’identità del Salesiano Cooperatore e l’icona evangelica delle nozze di Cana. Proprio da Cana emergono i quattro verbi che il Rettor Maggiore ha indicato come atteggiamenti concreti del “lievito salesiano”: guardare, per riconoscere dove la speranza dei giovani fatica a crescere; ascoltare, entrando in un dialogo profondo con Dio, con gli altri e con la realtà; scegliere, privilegiando la qualità della presenza più che la quantità delle attività; agire, lavorando con umiltà e serenità, sapendo che la fecondità appartiene a Dio.

La fecondità, infatti, è stata una delle parole più ricorrenti durante tutto il Congresso. Non una fecondità fatta di numeri o di visibilità, ma quella che nasce dalla capacità di aiutare concretamente i giovani a vivere, sperare e sentirsi amati. In questo senso, è stata sottolineata con forza la dimensione laicale della vocazione del Salesiano Cooperatore: uomini e donne immersi nella vita quotidiana, nelle famiglie, nel lavoro, nella società, chiamati a rendere presente il carisma salesiano là dove molti giovani vivono solitudine, smarrimento o povertà educativa.

Anche gli interventi successivi hanno approfondito questa prospettiva. Madre Chiara Cazzuola, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha richiamato il valore della reciprocità tra uomo e donna nella missione salesiana, evidenziando come il Carisma diventi pienamente fecondo solo quando vissuto insieme, in comunione e sinergia.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’analisi del cammino dell’Associazione negli ultimi anni. Antonio Boccia, Coordinatore Mondiale uscente, ha ripercorso il lavoro svolto dal Consiglio Mondiale dal 2018, mettendo in luce i pilastri che hanno guidato l’azione dell’Associazione: vicinanza ai giovani, formazione integrale, comunione nella diversità, fedeltà carismatica e apertura alle periferie esistenziali, ricordando come il tempo della pandemia sia stato vissuto anche come occasione per continuare a essere lievito nel mondo attraverso vicinanza concreta, resilienza e micro-progetti di solidarietà.

Particolarmente significativa è stata poi la giornata del 9 maggio, anniversario dei 150 anni dalla fondazione dell’Associazione. Una celebrazione vissuta tra gratitudine e responsabilità, nella consapevolezza che il Carisma di Don Bosco continua oggi a parlare al mondo attraverso la testimonianza dei laici salesiani.

Nel corso della stessa giornata, è arrivato anche uno dei momenti più attesi: la nomina del nuovo Coordinatore Mondiale dei Salesiani Cooperatori: Borja Pérez, primo Coordinatore Mondiale non proveniente dalla Regione Italia-Medio Oriente-Malta. Una scelta accolta con grande emozione dai presenti e letta come segno di un’Associazione sempre più internazionale e aperta ai nuovi orizzonti della missione. Nel suo intervento conclusivo, Borja Pérez ha descritto un mondo segnato da polarizzazioni, fragilità e solitudine giovanile, ma anche un’Associazione viva, presente nelle periferie e ancora capace di generare comunione e speranza. Tra le sfide individuate: il ricambio generazionale, il rafforzamento dell’identità vocazionale, una formazione più condivisa e una maggiore presenza sociale ed educativa.

Intervistato, Borja ha espresso la gratitudine per la fiducia riposta in lui, “ma al tempo stesso con un grande senso di piccolezza. In tutti questi anni, ho incontrato Salesiani Cooperatori straordinari, veri santi della porta accanto. E ci si sente davvero piccoli quando ci si trova a guidare un’Associazione composta da persone così meritevoli”.

Proprio nello spirito di Don Bosco si è conclusa una delle serate più intense del Congresso: un grande “oratorio internazionale” fatto di giochi, canti e fraternità, dove lingue e culture differenti si sono ritrovate unite da un unico cuore salesiano. Perché – come è emerso con forza durante questi giorni – il sogno di Don Bosco continua ancora oggi a vivere nella gioia condivisa, nella missione educativa e nella passione per i giovani.

Anche nella Celebrazione Eucaristica conclusiva si è sottolineato il linguaggio della fecondità. All’altare sono stati portati mattoni e una cazzuola, simboli del desiderio di costruire una casa accogliente per i giovani; una lampada e il sale, segni della luce dello Spirito e della missione affidata ai Salesiani Cooperatori nel mondo.

Infine, il gesto conclusivo del puzzle consegnato a ciascun partecipante ha sintetizzato il senso più profondo del Congresso: ogni Salesiano Cooperatore è un piccolo frammento di un disegno più grande, chiamato a restare unito agli altri per costruire comunità, speranza e futuro.

E forse proprio qui si trova il significato più autentico dell’essere “lievito per essere fecondi”: non occupare il centro della scena, ma generare vita silenziosamente, con gioia, umiltà e spirito di famiglia, perché il sogno di Don Bosco continui a crescere nel cuore dei giovani e del mondo.

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