Dalla connessione alla comunione

Roma (Italia).Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle community alle comunità” è il tema che Papa Francesco ha scelto per la 53ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali che si celebra il 2 giugno 2019.

Dalla menzogna alla verità. Il Pontefice ci regala una riflessione chiara sulla nostra identità in Rete. Un’identità che spesso è disumanizzata e che ci espone a derive come la disinformazione, la distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso si traducono in fenomeni come il narcisismo, il cyberbullismo, l’autoisolamento che porta al fenomeno degli "eremiti sociali".

Tuttavia la rete non è soltanto questo. Papa Francesco lo spiega citando San Paolo e la sua metafora del corpo e delle membra. Essere membri gli uni degli altri significa abbandonare le tentazioni della menzogna e far prevalere la verità. In tutti gli spazi e tempi della nostra esistenza compresi quelli online. Per questo è fondamentale riflettere continuamente su chi siamo in rete attraverso la scoperta dell’altro “in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità”. Soltanto così la connessione digitale potrà tradursi in autentica comunione da proiettarsi anche nel Web che, è “complementare all’incontro in carne ed ossa”, perché “vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro”. La comunicazione, anche quella digitale, serve per creare relazione.

In Rete, quando postiamo i nostri contenuti, sentiamo veramente il bisogno di entrare in relazione con l’altro? O facciamo tutto sempre e solo per metterci in mostra?

Dalla connessione alla comunione. La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un ‘noi’, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio.

Come si può costruire in Rete una comunità? Solo imparando nuovamente a raccontare la vita, il senso della vita, della famiglia, dell’amore, del lavoro, della bontà, della bellezza, del dono, offrendo speranza a chi si sente stanco e sfinito, smarrito e senza guida.

Solo se saremo noi capaci di trovare parole, suoni, immagini e creare situazioni per una narrazione dove la parola ‘amore’, legata alla realtà della comunità, della famiglia, sia qualcosa capace di far ardere il cuore, perché è in sintonia con la dimensione del sentimento e dell’emozione e, nello stesso tempo, con la fedeltà e la fecondità.

Fare comunità è creare occasioni di scambio e d’incontro; si tratta di rafforzare le relazioni, o generarne di nuove, di “fare rete” sia essa digitale o in presenza. Papa Francesco si è mosso su questa stessa linea lanciando l’applicazione “Click To Pray”, la piattaforma ufficiale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa. La Chiesa con la preghiera da sempre ha saputo creare dei ponti invisibili capaci di far sentire tutti i fedeli riuniti in un unico popolo, di connettere la speranza e la gioia dell’intera famiglia umana.

Dal “like” all’“amen”. Francesco ribadisce che la rete deve fondarsi "sulla verità" e non "sui like". «Se la Rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione. Se una famiglia usa la Rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Così, la Rete può essere una risorsa se diventa occasione positiva per avvicinarmi a storie, a esperienze di bellezza ma anche di sofferenza, fisicamente lontane, per cercare insieme il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce».

È vero che Facebook e Instagram funzionano a Like, ma è pure vero che tutto ciò che postiamo lo facciamo per ricevere Like. Non possiamo però continuare a “usare” la Rete solo con questa logica. Possiamo cominciare a postare contenuti e foto che dicano la verità su noi stessi, sugli altri e sul mondo. Contenuti e azioni che creino unione, accoglienza dell’altro anche se la pensa diversamente. I Social Network sono nati per mettere in relazione, non dimentichiamo e non modifichiamo il loro “perchè”.

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