Ri-pensare l’Europa

Roma (Italia). Dal 27 al 29 ottobre 2017 si è svolto in Vaticano un importante Congresso sul tema Ri-pensare l’Europa: contributi cristiani al futuro del progetto europeo, un evento volto a promuovere un dialogo tra la Chiesa e i rappresentanti ecclesiali e politico-istituzionali europei sulla realtà d’Europa e sul contribuito dei cristiani al futuro del progetto comune europeo. Al Congresso hanno partecipato Papa Francesco, il Segretario di Stato Vaticano, Card. Pietro Parolin, altri cardinali e rappresentanti di tutte le Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE).

Da parte della Famiglia Salesiana hanno partecipato cinque membri, tra cui Suor Jana Kurkinová FMA, Ispettrice dell’Ispettoria slovacca S. Giovanni Bosco (SLK) e Presidente della Conferenza delle Superiore Maggiori in Slovacchia, invitata al Congresso dal Vescovo Ausiliare di Bratislava, Mons. Jozef Halko.

Presenti i rappresentanti delle Istituzioni dell’Unione Europea (UE) il Presidente Antonio Tajani e Vicepresidente Mairead McGuinness del Parlamento Europeo, e il Vicepresidente della Commissione Europea, Franz Timmermans.

Dopo il dialogo iniziale e l’apertura ufficiale del Congresso nelle sessioni successive sono stati affrontati, da esperti e politici di alto livello, tre aspetti rilevanti del progetto UE: l’inclusione sociale, la cittadinanza e l’economia. I 350 partecipanti sono stati coinvolti in 18 laboratori per riflettere sullo lo stato attuale dell’UE, sulle aspettative, i sogni, le paure e il possibile contributo della Chiesa Cattolica al progetto europeo. Un’esperienza significativa è stata vissuta, presso la chiesa di Santa Maria in Trastevere, con una preghiera e una cena organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, per evidenziare la grande opera di inclusione sociale svolta da tale movimento. Il congresso “Ri-pensare l’Europa” si è concluso con l’Eucaristia nella Basilica di San Pietro, nella quale il cardinale Marx ha invitato ciascuno dei partecipanti a continuare il dialogo e a trovare modi di coinvolgimento anche dei giovani e delle persone povere e bisognose.

Suor Jana Kurkinová FMA racconta l’esperienza vissuta al Congresso:

«Al Congresso ho colto la sfida di avere più “Sole”, in noi stessi, nei nostri ambienti e portarlo dove c’è il buio, mettendo Cristo nel centro. L’Europa ha radici cristiane, a cui non può rinunciare, e dovrebbe difenderle e sanarle, per affrontare le “ferite” dell’epoca contemporanea. Tante le paure, preoccupazioni, domande. La migrazione, la crescita dell’estremismo, la crisi demografica, i conflitti di guerra, la crisi dei valori, l’emarginazione religiosa, la secolarizzazione, il clericalismo nelle varie forme. “Cresce l’egoismo, l’esclusivismo, la chiusura”, come ha constatato Frans Timmermans, il primo Vicepresidente della Commissione europea. Davanti a questa situazione non possiamo chiudere gli occhi, né deve paralizzarci questa situazione fino al punto di dimenticare la nostra identità e non vedere quel “Sole”, che oggi come nel passato ha la sua forza.

L’Europa è anche aperta al dialogo costruttivo, a cercare la strada per ridare forza alle sue radici.

Il Papa l’ha rilevato nel suo discorso: “È indispensabile avere chiara la propria ricchezza interiore e riportarla nella vita reale, nelle scelte concrete. Altrimenti l’Europa sarà il continente senza speranza, chiuso in se stesso, nelle questioni tecniche ed economiche, che portano soluzioni, solo temporanee e non sostanziali”.

Come potrebbero contribuire i cristiani e noi consacrati, oggi alla costruzione di un’Europa solidale e felice?

Il Vescovo emerito di Rotterdam, Mons. Adrianus Van Luyn, salesiano e Presidente emerito del COMECE ha elencato i compiti prioritari dei cristiani in Europa: “Essere testimoni credibili del Vangelo, difendere la legge naturale e condurre il dialogo autentico, che è condizionato dalla capacità dei suoi partecipanti ad essere autocritici, capaci di vedere ed apprezzare negli altri quello che è positivo e dalla capacità di coinvolgere tutte le forze positive nel bene comune”.

Papa Francesco ha ricordato: «Persona e comunità sono dunque le fondamenta dell’Europa che come cristiani vogliamo e possiamo contribuire a costruire. I mattoni di tale edificio si chiamano: dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace. Il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone. … il secondo contributo che i cristiani possono apportare al futuro dell’Europa è la riscoperta del senso di appartenenza ad una comunità. La comunità è il più grande antidoto agli individualismi che caratterizzano il nostro tempo, a quella tendenza diffusa oggi in Occidente a concepirsi e a vivere in solitudine. Si fraintende il concetto di libertà, interpretandolo quasi fosse il dovere di essere soli, sciolti da qualunque legame, e di conseguenza si è costruita una società sradicata priva di senso di appartenenza e di eredità. E per me questo è grave».”

In questo contesto è emersa la necessità di riflettere sulla realtà dei giovani nell’Europa. Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede ha richiamato due sfide sostanziali che toccano il mondo dei giovani: l’identità e l’appartenenza. Ha detto che è necessario consegnare ai giovani i valori solidi con il linguaggio giovanile e aiutarli a inserirsi nel contesto europeo in modo che si sentano come in famiglia e non come “stranieri”. I giovani hanno bisogno di modelli, la testimonianza credibile di persone che sanno chi sono e a chi appartengono. Tanti giovani si trovano invece smarriti davanti all’assenza di radici e di prospettive, sono sradicati, «in balia delle onde e trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina» (Ef 4,14); talvolta anche “prigionieri” di adulti possessivi, che faticano a sostenere il compito che spetta loro”, ha concluso il Papa. L’Europa non può dimenticare la questione della formazione, il suo compito di educare e insegnare. Questo richiede responsabilità nel conservare le radici profonde e apertura alle possibilità per lo sviluppo delle generazioni future. L’Europa conta su di noi, e noi dobbiamo “essere la sua anima”. È questo il compito prioritario per tutti i cristiani».

Discorso integrale di Papa Francesco

Foto COMECE

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