Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice
Via Ateneo Salesiano, 81 - 00139 Roma
Anno LXXXI - Newsletter N. 48 - 9/12/2011


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NEWS
9.12.2011 - Palermo  (Italia). La Famiglia salesiana siciliana riflette sull’emergenza educativa.
7.12.2011 - Roma (Italia). Diritti Umani ed Educazione. Le molte vie del prevenire
6.12.2011 - Kara (Togo). Ispettoria AFO: 25 anni di presenza a Kara
Intervista
5.12.2011 - Casa Maìn per ragazze a rischio. Intervista a suor Ines Morales

www.cgfmanet.org
PRIMO PIANO
7.12.2011 - Santità di famiglia. Lettera della Madre
6.12.2011 - PCI e NAC: virtualmente connesse per potenziare laboratori di fede
SPAZIO GIOVANI - NOVITA'
8/12/2011 - Cardinale Ravasi porta la Bibbia su Twitter
6/12/2011 - Little Girl With Down Syndrome Takes Modeling World by Storm

Le notizie da Infonline
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9.12.2011 - Palermo  (Italia). La Famiglia salesiana siciliana riflette sull’emergenza educativa. ^ Top ^
La Famiglia salesiana siciliana riflette sull’emergenza educativa. “Stelle nella notte… vite che parlano” è il titolo dell'incontro tenutosi lo scorso 4 dicembre a Palermo al quale ha preso parte tutta la famiglia Salesiana della regione siciliana.

La manifestazione è stata occasione per celebrare i numerosi anniversari che fma e sdb festeggiano in questo 2011. Fra questi ricordiamo il primo anno di preparazione al Bicentenario della nascita di don Bosco, bicentenario che si celebrerà nel 2015, il 140° anniversario della nascita dell'Istituto delle FMA – Figlie di Maria Ausiliatrice- l'80° morte di don Rinaldi ed il 130° arrivo di Madre Morano in Sicilia.

Circa 1500 persone si sono riunite al Pala don Bosco per celebrare e riaffermare la presenza salesiana in Sicilia . Erano presenti tutte e 69 case delle ispettorie ISI e tanti tra cooperatori salesiani, volontari, ex allievi e quanti condividono con i salesiani il Carisma e l'impegno nell'educazione dei giovani.

Tra i partecipanti anche suor Cettina Cacciato dell'Università Auxilium di Roma; don Verlezza, direttore della comunità dei post-novizi di san Tarcisio di Roma; Francesco Muceo, presidente mondiale degli ex allievi e Dorienne Portelli volontaria don Bosco, i quali hanno discusso e approfondito la riflessione sull'attuale emergenza educativa che vede le fma e tutta la famiglia salesiana impegnata per il bene e la salvezza dei giovani.

«Vogliamo continuare a sognare, a sognare in grande ma come volevano i nostri beati, sognare ma anche realizzare- ha commentato suor Anna Razionale, Ispettrice fma della provincia sicula - quindi impegnarsi quotidianamente per il bene dei giovani, per la loro salvezza, guardando a don Bosco, a madre Mazzarello, a don Rinaldi, a Madre Morano, che oggi abbiamo celebrato solennemente».

La festa si è conclusa con la celebrazione eucaristica presso la chiesa San Tommaso e il recital dei ragazzi del Cgs Life di Biancavilla, coordinati da Armando Bellocchi.

7.12.2011 - Roma (Italia). Diritti Umani ed Educazione. Le molte vie del prevenire ^ Top ^
Diritti Umani ed Educazione. Le molte vie del prevenire Ha preso il via il 3 dicembre scorso il Corso interdisciplinare 2011-2012, promosso dalla Facoltà « Auxilium » sul tema Diritti umani ed educazione. Le molte vie del prevenire. La tavola rotonda dal titolo Diritti umani, prevenzione ed educazione: prospettive a confronto ha cercato di evidenziare e giustificare la relazione tra Diritti Umani ed Educazione ponendosi nell'ottica preventiva che caratterizza la Facoltà.

In questa linea, il saluto iniziale della Preside, Prof. Sr. Pina Del Core, ha sottolineato la «necessità di avviare un approccio scientifico serio da parte delle scienze dell'educazione e della formazione al tema dei Diritti umani in quanto tale p roblematica solitamente viene affrontata e insegnata nella maggioranza dei casi dalle facoltà di giurisprudenza e di scienze politiche» .

I relatori invitati hanno affrontato l'argomento a partire da diversi punti di vista. Il prof. Michele De Beni, pedagogista e psicoterapeuta, ha evidenziato come l'educazione si ponga in relazione all'argomento secondo tre diverse prospettive: «La difesa dei Diritti Umani, espressione di una pedagogia positiva che orienta la persona a porsi in atteggiamento di tutela del debole; la promozione dei Diritti Umani, intesa come impegno nel creare consapevolezza di ciò che comporta lo schierarsi a favore dei Diritti Umani; infine, l' educazione ai Diritti Umani, concepita come dovere di promuovere il protagonismo del soggetto il quale, aiutato a riflettere e cooperare, entra in coerente azione con le conoscenze acquisite» . Secondo De Beni la pedagogia dei valori contribuisce al processo di piena umanizzazione delle persone perché è fondata sull'amore, cardine della vita umana e canale privilegiato per sviluppare i Diritti Umani. Da qui scaturisce anche la relazione tra Diritti Umani e solidarietà, quale impegno educativo nel promuovere la fratellanza tra le persone e i popoli che, in ultima analisi, diventa consapevolezza della necessità dell'interdipendenza.

«Quando si parla di Diritti Umani - ha esordito Carola Carazzone - è facile confonderli con i diritti soggettivi, oppure mascherare come diritti umani arroganze e privilegi, rivendicazioni di superfluo e semplici interessi, talvolta anche di parte» . La relatrice, responsabile dell' Ufficio Diritti Umani del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) e Presidente della stessa ONG, ponendosi dal punto di vista giuridico, ha sviluppato il concetto di universalità geografica e culturale dei Diritti Umani, mettendo in evidenza come essi travalichino ogni tipo di relativismo non essendo legati ad alcuna cultura, bensì fondati sulla comune natura umana. Problematiche molto attuali come la tortura, l'uso dei castighi corporali, la mutilazione degli organi genitali femminili, la questione degli immigrati, trovano in questo caso feconde piste di risoluzione verso le quali gli Stati vanno progressivamente convergendo. «È necessario pertanto - ha continuato la relatrice - che i Diritti Umani non solo entrino dentro l'educazione, ma si diffondano attraverso l'educazione e per l'educazione» . In altre parole, non basta l'educazione ai Diritti Umani tramite la conoscenza, ma è urgente anche attivare l'educazione per i Diritti Umani nel senso di favorire nelle persone un impegno proattivo per elaborarli e interiorizzarli fino a giungere ad un reale impegno nei confronti della loro tutela e promozione.

Don Domenico Ricca, cappellano del carcere minorile « Ferrante Aporti » di Torino e Presidente della Federazione Salesiani per il Sociale , ha condiviso la sua esperienza sul fronte della marginalità giovanile ponendola in dialogo con l'istanza preventiva che caratterizza l'impegno educativo salesiano. Don Ricca ha sottolineato la preoccupante situazione in cui versano i minori, specialmente immigrati, in Italia. Le grandi emergenze che si stanno affrontando, infatti, sono quelle degli immigrati, con uno status sociale fragile e compromesso, e dei giovani, la generazione dei non tempi perché poveri di futuro e di prospettive per il domani. «La crisi – ha sottolineato - è spirituale. Di fronte a questo il Sistema preventivo di don Bosco ci orienta a individuare le strategie per trasformare la minaccia in opportunità» .

È poi passato a indicare alcune direzioni di impegno: accogliere la realtà quale essa è con le sue risorse e fragilità senza bypassare i problemi; affrontare la questione del senso; creare reti di impegno all'interno delle comunità educative, con le istituzioni, con il territorio. «Le azioni efficaci - ha concluso - sono sempre quelle attuate insieme, in convergenza di intenti e di progetti. È necessario, però, schierarsi e prendere posizione di fronte alla realtà che ci interpella, esprimendo quell'atteggiamento ricco di speranza e di fiducia che caratterizza il Sistema preventivo di don Bosco».


6.12.2011 - Kara (Togo). Ispettoria AFO: 25 anni di presenza a Kara ^ Top ^
Ispettoria AFO: 25 anni di presenza a Kara La Provincia AFO “Madre di Dio” nasce come visitatoria il primo gennaio 1991. Data in cui madre Marinella Castagno (Superiora generale) e madre Lina Chiandotto (consigliera per le missioni), autorizzano la fondazione della visitatoria e nominano come responsabile suor Yvonne Reungoat. L'anno seguente, e per la precisione il 5 agosto 1992, la visitatoria diventa Provincia e ha come sede la casa di Lomé a Togo.
Benin, Costa D'Avorio, Gabon, Guinea equatoriale, Mali e Togo sono i sei Paesi che formano la Provincia AFO.

In seguito vennero fondate comunità anche in Cameroun, a Yaoundé, e in Congo Brazzaville, a Pointe Noire. Nel 2004 la provincia si divide in due dando vita all'AEC che oggi comprende il Cameroun, il Congo- Brazzaville, Gabon e la Guinea Equatoriale. L 'AFO attualmente opera in Benin, Costa d'Avorio, Mali e Togo.

Quest'anno l'ispettoria ha festeggiato i 25 anni di presenza delle fma, a Kara, in Togo assieme a tutta la famiglia salesiana, i fedeli della parrocchia "San Giovanni Bosco" e ai giovani del Centro di formazione professionali "Jean XXIII" . Tutti i partecipanti alla celebrazione hanno dimostrato il loro affetto e il loro apprezzamento per la missione educativa che le suore svolgono con i giovani e i bambini, specialmente quelli i più poveri.

Erano presenti anche suor Ausilia Vizzi, ispettrice delle fma dell'AFO e Padre Faustino Garcia, sdb, i quali hanno condiviso la gioia di questo momento storico. Un particolare ringraziamento è andato a suor Bernarda Garcia, economa della Provincia, tra le fondatrici di quest'opera.

Attualmente suor Purisima Munoz , suor Maria Jesus Goni, suor Sophie Diarra e suor Justine Egbedike insieme agli educatori laici animano un centro professionale, un centro per i giovani, l'oratorio, un casa famiglia e altre attività. In occasione della celebrazione la comunità educativa del centro Jean XXIII ha inaugurato “Chez le jeune” (dai giovani) un ristorante che sarà gestito dagli ex-allievi e un gruppo di educatori.


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5.12.2011 - Casa Maìn per ragazze a rischio. Intervista a suor Ines Morales ^ Top ^
Casa Maìn per ragazze a rischio. Intervista a suor Ines Morales Lavoro minorile, alto tasso di criminalità, povertà e violenze quotidiane. A volte essere un bambino in Bolivia è impresa difficile. I bambini iniziano a lavorare prestissimo, a cinque sei anni, e se alcuni lavorano dopo la scuola altri a scuola non ci vanno per niente. Le bambine e le ragazze sono quelle più a rischio: maltrattate e sfruttate sin da piccole per loro la possibilità di uscire da questa realtà di prevaricazione sono poche. Suor Ines Morales è la direttrice di Casa Maìn, casa famiglia per ragazze a rischio a Santa Cruz, Bolivia. Dirige la casa da sei anni e ci ha raccontato il suo lavoro».

Quante suore fanno parte della comunità

«Siamo 9 suore, tre delle quali assistenti a tempo pieno, mentre le altre sono impegnate, oltre che nel lavoro educativo, in altre attività. Insieme a noi ci sono anche le educatrici che ci danno un grande aiuto nel seguire le ragazze e col lavoro didattico. Senza il loro prezioso contribuito non ce la faremmo».

Quante bambine ospitate?

«Sono 118 tra bambine ragazze e giovani, tra i quattro e i 18 anni. Qualcuna ha anche superato la maggiore età».

Come arrivano a casa Maìn?

«Arrivano da noi perché affidate dal tribunale dei minori. Ogni caso di ragazza, o bambina, a rischio che passa dal tribunale viene mandata da noi».

Che storie hanno alle spalle?

«Storie di violenza innanzitutto. Le nostre bambine hanno dietro di loro una scia di violenze che comincia dalla loro nascita. Alcune sono orfane altre vivono con un solo genitore, altre abbandonate: le chiamano ragazze della e nella strada. Molte di loro si ritrovano coinvolte in giri criminali, vengono abusate sessualmente, sfruttate nel lavoro emarginate perché malate».

Accogliete anche ragazze con particolari disturbi?

«Sì. Anche se noi non vorremmo farci carico anche delle bambine che soffrono di disturbi mentali. Perché loro necessitano di attenzioni particolari e di persone specializzate che siano in grado di seguirle in maniera adeguata. Ci sono infatti ragazze con ritardo mentale, chi soffre di epilessia e chi di sindrome di down. Ma il tribunale ce le affida lo stesso perché non esistono strutture adeguate per accoglierle e curarle».

Come si svolge il vostro lavoro con loro?

«Cerchiamo di dar loro tutto l'affetto che prima non hanno avuto. Le accettiamo così come sono: cariche di rabbia e di dolore. Spesso manifestano atteggiamenti aggressivi e scaricano su di noi le loro frustrazioni ma sappiamo che sotto questo comportamento vi è una richiesta di amore e comprensione. Noi ricreiamo un clima familiare all'interno della Casa per far sì che a poco a poco riacquistino fiducia in loro stesse col fine di guarire le loro ferite».

Esistono ex allieve che una volta uscite da Casa Maìn sono riuscite a inserirsi nella società?

«Ci sono quelle che riescono a terminare gli studi e trovano un lavoro onesto. Ci sono quelle che si creano una famiglia e che sanno di non dover commettere con i loro figli gli errori che sono stati fatti con loro. Queste giovani sono molto riconoscenti a Casa Maìn e tornano spesso a trovarci anche se sono grandi e le educatrici dell'epoca non ci sono più. Sentono che Casa Maìn è la loro casa.
E poi purtroppo ci sono quelle che scappano, tornano sulla strada perché lì la vita è più facile e fanno ciò che vogliono. Sono quelle ragazze che non sono riuscite ad interiorizzare la proposta educativa. Queste ultime a volte tornano altre volte le troviamo sulla strada altre volte sono ragazze madri».

La gioia e la sofferenza più grande vissuta con loro.

«Gioia e dolore sono sentimenti che si alternano durante il cammino di condivisione con la situazione delle nostre ragazze. Umanamente facciamo di tutto per comprenderle e accettarle come sono e volerle bene davvero. Quando pensiamo che in loro ci sono le ferite di Cristo, sperimentiamo la gioia di guarire le sue ferite con la pazienza. Siamo felici quando vediamo che poco a poco il loro comportamento cambia e iniziano a sorridere. Noi le incoraggiamo a vivere felici perché a Casa Maìn hanno trovato la Madonna Ausiliatrice che le guiderà, le guarirà, avrà cura di loro e le difenderà da tutti i percoli».

Cosa ha imparato durante la direzione di Casa Maìn?

«Col mio affetto, che manifesto nei piccoli gesti della giornata, mi sembra quasi di chiedere loro perdono, per le sofferenze che hanno subito, senza meritarlo, fin da piccole. Il mio servizio vuole essere quello di Gesù, che si è inchinato e ha lavato i piedi ai suoi».


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7.12.2011 - Santità di famiglia. Lettera della Madre ^ Top ^

Santità di famiglia. Lettera della Madre

Carissime sorelle,

vengo a voi con gioia per comunicarvi direttamente una notizia di famiglia di cui forse avete letto l'annuncio sul sito dell'Istituto. Il 29 novembre 2011, nell'incontro con il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi - presenti il postulatore generale per le cause dei santi della Famiglia salesiana don Pierluigi Cameroni e la vice-postulatrice per il nostro Istituto suor Sylwia Ciezkoswska -, ho avuto conferma che la causa di beatificazione della nostra carissima Suor Maria Troncatti, missionaria FMA tra gli Shuar (Ecuador), procede con sollecitudine.

Il processo per il riconoscimento del presunto miracolo che dovrebbe portarla sugli altari è abbastanza avanti e ci auguriamo che presto arrivi a buon termine.

Per il 21 febbraio 2012, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, è previsto il Congresso dei Cardinali che riconoscerà ufficialmente il miracolo attribuito all'intercessione di suor Maria Troncatti e formulerà la sentenza da sottoporre alla firma del Santo Padre. Questa sentenza ci rallegrerà grandemente perché vorrà dire che è prossima la beatificazione di suor Maria Troncatti, di cui vi invito a leggere la suggestiva biografia pubblicata recentemente.

Vogliamo prepararci spiritualmente ad accogliere questo dono come segno privilegiato dell'amore di Dio per il nostro Istituto e per tutta la Famiglia salesiana. La santità di famiglia onora tutti i gruppi che si rifanno alla spiritualità salesiana di Don Bosco. È stimolo a vivere con passione il carisma e a trasmetterlo alle giovani generazioni in un mondo pieno di sfide, ma anche ricco di segni di speranza.

Il traguardo della santità riconosciuta dalla Chiesa è dono straordinario della bontà di Dio, ma la misura alta della santità vissuta nel quotidiano è anche impegno di ciascuna di noi, come ci hanno insegnato i nostri Fondatori. Vogliamo risvegliare la passione per quella santità semplice ed esigente che è propria della nostra vita salesiana e, prima ancora, di una vita evangelica vissuta con coerenza e totalità di dono.

Nel ringraziare suor Sylwia per il suo nuovo impegno a servizio dell'Istituto come vice-postulatrice, vorrei esprimere la mia gratitudine a suor Giuliana Accornero per l'accurata documentazione raccolta e organizzata per il processo. Le siamo riconoscenti per la competenza e la dedizione, il senso di appartenenza e l'amore all'Istituto che l'hanno sempre caratterizzata.

Vi saluto con affetto e vi auguro buona festa dell'Immacolata. In questo giorno si compiono 170 anni da quella prima Ave Maria con cui Don Bosco iniziò la sua missione tra i giovani. Affidiamo a Maria le giovani generazioni di ogni continente perché le sostenga nella loro ricerca di luce, di senso, di felicità.
Lei vi benedica tutte.

Roma, 8 dicembre 2011

Suor Yvonne Reungoat fma 




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6.12.2011 - PCI e NAC: virtualmente connesse per potenziare laboratori di fede ^ Top ^

PCI e NAC: virtualmente connesse per potenziare laboratori di fede

Roma (Italia). Sabato 3 dicembre da Casa generalizia per due volte, alle 9 del mattino e alle 19 di sera, sr. Maria del Carmen Canales e sr. Giuseppina Teruggi, Consigliere generali, insieme con le sorelle degli Ambiti per la Pastorale giovanile e per la Comunicazione sociale (e grazie anche al lavoro di consulenza di alcune docenti della Facoltà Auxilium), si sono connesse in video-conferenza con un buon numero di comunità delle ispettorie dell'India (PCI) e di Stati Uniti e Canada (NAC), per continuare il processo, già ben avviato con le ispettorie della CIAO e SPR, sul tema “L'incontro con Gesù nelle esperienze di vita”.

Questo processo mira a riaccendere l'entusiasmo dell'incontro con Gesù Cristo nelle comunità educanti e nei vari ambienti educativi, identificando i criteri che animano e devono guidare le esperienze in atto per costruire itinerari di educazione alla fede da sperimentare con i “laboratori della fede”.

Ben connesse in modo virtuale, il gruppo di lavoro (con la gradita presenza di alcune Consigliere Visitatrici) e le Sorelle indiane e nord americane hanno avuto modo di dialogare proficuamente e ripensare come accompagnare le giovani e i giovani all'incontro con Gesù. Più specificamente focalizzeranno il lavoro successivo ed il dialogo nei prossimi incontri virtuali, sui percorsi della catechesi, dell'insegnamento della religione e degli itinerari di educazione alla fede dei gruppi giovanili e di bambini e adolescenti che vivono in situazioni di rischio e disagio, curando anche l'educazione al dialogo ecumenico e interreligioso.

Questa nuova serie di video-conferenze non è “una cosa in più da fare”, ma è in stretto collegamento, quasi uno sviluppo di alcuni altri processi già in atto nell'Istituto: Educazione, comunicazione, evangelizzazione: annunciare la Buona notizia ai giovani; Sistema preventivo e situazioni di disagio;  gli Incontri interambiti su Sistema preventivo: una risposta alle sfide culturali di oggi. Attraverso questa modalità si vorrebbe rendere operativa la scelta della riflessione-formazione a distanza, soprattutto perché oggi l'annuncio della Buona Notizia ai giovani richiede la ricerca di metodologie e la scelta di luoghi ‘alternativi', che favoriscano l'incontro con Gesù.

Il gruppo di lavoro ha paragonato questa serie di incontri, che si stanno tenendo con le varie conferenze interispettoriali, ad un viaggio in carovana, dove nel deserto o in zone impervie e poco frequentate, si avanza lentamente, giorno dopo giorno, in un impegno sempre uguale e sempre diverso, pur tuttavia con una certa sicurezza di percorso e di azione, garantita dal carisma salesiano.




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8.12.2011 - Cardinale Ravasi porta la Bibbia su Twitter ^ Top ^

Cardinale Ravasi porta la Bibbia su Twitter Lo aveva preannunciato all’inizio della scorsa estate in un intervista rilasciata ad un settimanale italiano: «Porterò la Bibbia su blog e Twitter». Così il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha iniziato a twittare dal 20 giugno (@CardRavasi) proponendo quasi ogni giorno una frase tratta dalla Sacra scrittura o segnalando link interessanti. Ha preceduto di una settimana anche il primo tweet del Papa che con un tocco sul tablet più diffuso nel mondo ha dato l’avvio a www.news.va, un sito che raccoglie in un solo colpo d’occhio tutta l’informazione proveniente dalla Santa sede.

Ma c’è di più. Da venerdì 7 ottobre Gianfranco Ravasi è sbarcato ufficialmente nella blogosfera o meglio, citando le sue parole, “nell’oceano di Internet” con l’intenzione di svincolare i suoi pensieri da cerchie ristrette di lettori e consegnarli al popolo della Rete. «Aprire un blog e abituarmi a Twitter – scrive il card. Ravasi nel suo blog “Parola e parole” ospitato nel sito de Il Sole 24 ore - significa per me confrontarmi con le sfide dell'oggi e aprirmi alle novità che le culture ci propongono, spesso veicolate proprio dai linguaggi emergenti».

www.famigliacristiana.it

 


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6.12.2011 - Little Girl With Down Syndrome Takes Modeling World by Storm ^ Top ^

Little Girl With Down Syndrome Takes Modeling World by Storm The London Telegraph newspaper features a story on little Taya Kennedy, a 14-month-old girl who has Down’s Syndrome but has taken the modeling world by storm. The camera loves her and she now has her own modeling agency that is booking her gig after photogenic gig.

Kennedy is just another example of the joy such children and people with Down syndrome bring to the world but who, tragically, see their lives snuffed out by abortion at a 90 percent rate.

From the story:

‘Taya is an incredibly photogenic, warm and smiley child, and that shines through in her photographs,’ says Alysia Lewis, owner of Urban Angels, the prestigious UK model agency that has signed her up.

‘We only open our books twice a year and select just a few new children each season.

‘The standard is high; the desire for places strong. Taya is one of 50 children we chose from 2,000 applicants.

‘That she has Down’s Syndrome did not enter the equation. We chose her because of her vibrancy and sense of fun. Not all children are comfortable in front of a lens and with a photographer looking at them — especially when they are so young. But Taya was so relaxed and happy. She was just what we were looking for.’

Gemma Andre, Taya’s mother, says she is offended when people come up to her and tell her they’re sorry her daughter has Down syndrome.

‘I always believed my daughter was stunning but I thought, “I’m her mum. I’m biased,”’ she says.

‘When people say “poor you” I find it offensive and irritating,’ said Taya’s mother Gemma

‘When the agency rang me and said, “We want her on our books. She’s absolutely beautiful”, I was delighted.

‘I asked them if they were aware she had Down’s Syndrome. They said: “It’s immaterial. We’ve accepted her.” At that moment I burst into tears. I was overjoyed, not so much because Taya was going to be a model. More importantly, she had competed on equal terms with every other child and succeeded.

‘People can be really negative about children with Down’s. They say they can’t do this and won’t be able to achieve that. It’s incredibly frustrating. Someone said to me the other day: “I suppose she’ll never be able to live an independent life,” and I said, “Why on earth not?”

‘When people say “poor you” I find it offensive and irritating. The way I see it, some people cannot even have children and God has given me this special child.’

That’s the attitude more people need to have about special needs children — all of whom were born under a threat much bigger to their lives than any medical condition or chromosomal disorder they may face: abortion.

Gemma says her daughter will go on to experience a happy, productive life — something 99 percent of people with Down syndrome say they have.

Researchers at Children’s Hospital in Boston surveyed families where a member had Down Syndrome and found that Down Syndrome is a positive.

Among 2,044 parents or guardians surveyed, 79 percent reported their outlook on life was more positive because of their child with Down syndrome…. Skotko also found that among siblings ages 12 and older, 97 percent expressed feelings of pride about their brother or sister with Down syndrome and 88 percent were convinced they were better people because of their sibling with Down syndrome.

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