GIA  (Ispettoria giapponese “Alma Mater”)

Per la Festa della Riconoscenza                   

1. Il seme della fede seminato nel tuo terreno – ieri

  1. Nel secolo XVI, San Francesco Saverio ha portato il primo seme della fede nel Giappone. Dopo di lui, tanti missionari/e sono venuti nel nostro paese per evangelizzare. Nonostante tutte le persecuzioni per la fede durante i secoli, quel seme è piantato solidamente e cresciuto man mano fino ad oggi.

Grazie al lavoro ferventi per la fede, i primi cristiani l’hanno conservata e trasmessa fedelmente ai discendenti.

  1. Si dice che nel cuore dei giapponesi, ci sia generalmente un terreno buona per accettare la fede. Tutti noi cristiani giapponesi, abbiamo accettato fortemente il seme della fede seminato da San Francesco Saverio.

 

  1. I semi della fede seminati da Don Cimatti, da Sr. Begliatti Letizia e dai primi missionari/e nella nostra ispettoria. Grazie alla loro testimonianze di fede,

 sono cresciuti e hanno dato tanti frutti tra i nostri giovani/e anche nelle nostre scuole.

  1. In passato, anche nella comunità, si sentiva lo spirito di famiglia nella quale fiorivano tante vocazioni.

Anche, la società giapponese in se stessa, non era ancora molto secolarizzata come oggi, era semplice e povera. Per i giovani, era più facile di accettare la fede e di avere coraggio di offrire se stessi.

  1. Quando venne per la prima volta il Beato Giovanni Paolo II in Giappone, ci ha  seminato tanti semi della fede tra noi.

Nell’occasione della Celebrazione della Beatificazione dei 188 martiri giapponesi, sono stati seminati tanti semi della fede.

    
2. Le sfide che incontri per vivere la fede in comunita’ e nella missione – oggi

  1. La nostra società è influenzata dalla secolarizzazione, dal pluralismo e dallo sconvolgimento dei valori. I giovani d’oggi, sono fortemente influenzati da queste situazioni. Da parte nostra, abbiamo difficoltà di trasmettere la fede ai nostri collaboratori, specialmente ai nostri giovani/e circondati dai beni materiali interessati. Non conosciamo abbastanza bene il loro linguaggio e la cultura giovanile.

 

  1. Nelle nostre comunità, sentiamo la mancanza di entusiasmo che deriva dalla diminuzione delle forze fisiche e dall’eta’ avanzata.

Adesso, non abbiamo sufficientemente il tempo di vivere e pregare insieme in  comunità, condividendo la fede, per il troppo lavoro complesso richiesto dalla nostra missione. Perciò le nostre difficoltà dipendono dalla mancanza della nostra testimonianza della fede viva e gioiosa.

  1. Anche se siamo liberi per la fede, non siamo aperte agli altri. Quando ha capitato gran disastro di Tsunami, ci siamo accorte che dobbiamo condividere sia i beni spirituali che quelli materiali con gli altri. Abbiamo capito l’importanza della solidarietà
  2. Le sfide che incontriamo per vivere la fede sono di vivere intensamente la fede e di testimoniare la gioia della nostra vocazione di FMA.

 

 
3. Le nuove vie di evangelizzazione – domani

  1. Riflettendo su noi stesse, sentiamo fortemente l’importanza di evangelizzare prima di tutto noi stesse.
  2. Dobbiamo impegnarci a vivere la nuova evangelizzazione trasmessa dal Sinodo dei vescovi per possiamo favorire le nuove vocazioni nella comunità e nelle missioni.

 

  1. Siamo nel periodo di preparazione per il 200mo della nascita di Don Bosco. Viviamo intensamente il Sistema Preventivo di Don Bosco tra i nostri giovani/e nelle nostre missioni e nelle comunità, impegnandoci a trattenerli con la bontà e l’amorevorezza di Don Bosco.
  1. Dobbiamo impegnarci e imparare a capire meglio il linguaggio e le culture dei giovani d’oggi e trasmettere positivamente la nostra fede ai nostri giovani/e, utilizzando i nuovi mezzi di comunicazioni: IT, rete,….

 

Vogliamo impegnarci intensamente a evangelizzare con i giovani e tra i giovani/e, per far sentirsi ai giovani/e che sono amati profondamente da Dio.

  1. Dobbiamo convertirsi a Cristo e ravvivare l’entusiamo come l’avevano i primi cristiani e missionari/e.

Dobbiamo testimoniare la gioia di vivere la fede e la nostra vocazione, senza cadere nella secolarizzazione, impegnandoci nella preghiera profonda.